- Arc Raiders usa l’ai, generando critiche dopo l’uso in The Finals.
- Virgil Watkins ammette l’uso della stessa tecnologia vocale.
- L’ai genera dialoghi per il sistema di ping on demand.
- Preoccupazioni per la perdita di posti di lavoro dei doppiatori.
- Samantha Béart avverte sui rischi dell’ai nel lavoro creativo.
L’alba dell’ai nel doppiaggio videoludico: il caso arc raiders
Il mondo dei videogiochi, costantemente proiettato verso l’innovazione, si trova oggi di fronte a un bivio etico cruciale. L’avvento dell’intelligenza artificiale (AI) nel settore del doppiaggio sta aprendo nuove prospettive, ma anche sollevando interrogativi profondi sul futuro del lavoro artistico e sulla salvaguardia della creatività umana. Al centro di questo dibattito si pone il caso di ARC Raiders, un titolo sparatutto di Embark Studios, la cui decisione di implementare la tecnologia text-to-speech (TTS) per la generazione di voci ha innescato un’aspra controversia.
ARC Raiders, lanciato il 30 ottobre 2025, ambisce a ridefinire il genere degli extraction shooter, proponendo un’esperienza di gioco più accessibile. Tuttavia, l’integrazione di voci sintetiche, generate tramite AI, ha scatenato un’ondata di critiche, amplificando un confronto già in corso in seguito all’analogo utilizzo da parte dello stesso studio nel precedente The Finals. Embark Studios, pur rivendicando l’utilizzo di strumenti procedurali e basati sull’AI per la creazione di contenuti, assicura che il risultato finale preserva l’impronta creativa del team di sviluppo.
Tale rassicurazione, tuttavia, non è sufficiente a placare le preoccupazioni di numerosi professionisti del settore, in particolare i doppiatori, che intravedono nell’AI una minaccia concreta per la loro professione e per il valore insostituibile dell’interpretazione umana. L’adozione di voci artificiali pone interrogativi etici di vasta portata, che vanno dalla potenziale svalutazione del lavoro artistico alla concreta possibilità di una perdita di quelle sfumature emotive e interpretative che caratterizzano l’unicità di ogni performance.
In questo contesto, si inserisce una domanda fondamentale: è lecito sacrificare l’arte sull’altare dell’efficienza? Il dibattito è aperto, e le implicazioni sono tutt’altro che trascurabili.
La discussione attorno all’implementazione dell’AI nel doppiaggio di ARC Raiders assume un significato ancora più profondo se si considera la trama del gioco stesso. L’ambientazione narra di un futuro distopico in cui l’umanità è costretta a combattere contro macchine senzienti, ponendo i giocatori di fronte a un paradosso stridente: un gioco che celebra la resilienza umana contro la minaccia meccanica, si affida proprio a macchine per la creazione di elementi narrativi cruciali. Questa dissonanza, lungi dall’essere una mera curiosità, solleva interrogativi sulla coerenza etica delle scelte di sviluppo e sulla percezione del valore del lavoro umano in un’era dominata dalla tecnologia.

Efficienza contro arte: i pro e i contro dell’ai nel doppiaggio
I fautori dell’utilizzo dell’AI nel doppiaggio pongono l’accento sui benefici potenziali in termini di efficienza, riduzione dei costi e opportunità di sperimentazione creativa. L’AI, infatti, si rivela uno strumento in grado di generare rapidamente dialoghi e voci per personaggi secondari o per contenuti procedurali, accelerando sensibilmente il processo di sviluppo e consentendo agli studi di ottimizzare le risorse. Inoltre, l’AI offre la possibilità di creare voci uniche e distintive, aprendo nuove prospettive per l’espressione artistica e la personalizzazione dei personaggi.
A sostegno di questa tesi, Virgil Watkins, design director di ARC Raiders, ha dichiarato che il gioco “non impiega in alcun modo AI generativa”. Tuttavia, ha ammesso che la medesima tecnologia vocale utilizzata in The Finals è stata implementata anche in ARC Raiders. Tale tecnologia consente di generare on demand le linee di dialogo necessarie per il sistema di ping del gioco, permettendo ai giocatori di comunicare in modo rapido ed efficace, senza la necessità di ulteriori sessioni di registrazione vocale.
Embark Studios ha precisato che l’approccio adottato prevede una combinazione sinergica di audio registrato da doppiatori professionisti e audio generato tramite strumenti TTS, a seconda del contesto specifico. Le registrazioni tradizionali vengono preferite per le scene che richiedono una particolare chimica e interazione tra i personaggi, mentre il TTS viene utilizzato per i call-out contestuali in-game, dove la velocità di implementazione rappresenta un fattore critico.
Tuttavia, al di là dei vantaggi economici e pratici, si pone una questione fondamentale: è possibile quantificare il valore artistico di un’interpretazione umana? La risposta, ovviamente, non è univoca, e il dibattito è destinato a rimanere aperto a lungo.
Da un lato, l’AI può senz’altro automatizzare compiti ripetitivi e generare contenuti standardizzati in modo efficiente. Dall’altro, l’interpretazione di un attore umano, con le sue sfumature emotive, le sue intonazioni uniche e la sua capacità di improvvisazione, rappresenta un valore aggiunto inestimabile, in grado di elevare la qualità complessiva di un’opera.
In definitiva, la sfida consiste nel trovare un equilibrio tra le potenzialità offerte dall’AI e la necessità di preservare il ruolo centrale dell’essere umano nel processo creativo.
La voce negata: l’impatto dell’ai sui doppiatori e la risposta della comunità
Nonostante i potenziali benefici in termini di efficienza e riduzione dei costi, l’adozione dell’AI nel doppiaggio solleva serie preoccupazioni per i doppiatori professionisti. La paura più diffusa è quella di una progressiva perdita di posti di lavoro, poiché le aziende potrebbero essere tentate di sostituire i talenti umani con voci generate artificialmente, al fine di massimizzare i profitti. Inoltre, l’AI rischia di sminuire il valore del lavoro artistico dei doppiatori, riducendo le loro performance a meri set di dati da utilizzare per l’addestramento di algoritmi.
Molti doppiatori esprimono il timore che l’AI non sia in grado di replicare le sfumature emotive e le interpretazioni uniche che caratterizzano una performance umana. Le emozioni, le intenzioni e la personalità di un personaggio vengono trasmesse attraverso la voce, e un’interpretazione artificiale potrebbe risultare piatta, priva di anima e incapace di coinvolgere emotivamente il pubblico.
Personalità di spicco del settore, come Ben Cockle, doppiatore di Geralt di Rivia nella celebre serie The Witcher, hanno espresso pubblicamente le loro preoccupazioni circa l’impatto dell’AI sulle forme d’arte come i videogiochi. Samantha Béart, voce di Karlach in Baldur’s Gate 3, ha ammonito che “se le persone non iniziano a preoccuparsi dell’intelligenza artificiale, o se viene permesso all’AI di insinuarsi nel lavoro dei creativi, allora siamo tutti nei guai”. Ben Starr, interprete di Clive Rosfield in Final Fantasy 16, ha sottolineato il rischio che l’utilizzo dell’AI per abbattere i costi di sviluppo possa privare i giovani doppiatori delle preziose opportunità necessarie per costruirsi una solida carriera.
In risposta a questa crescente minaccia, l’Associazione Nazionale Doppiatori (ANAD) ha lanciato un accorato appello per difendere l’intelligenza artistica e sensibilizzare l’industria audiovisiva, le istituzioni e il pubblico sui rischi connessi all’AI e al machine learning. Il presidente dell’ANAD, Daniele Giuliani, ha dichiarato che il doppiaggio è una professione artistica in pericolo e che è urgente adottare misure concrete per salvaguardare un’eccellenza artistica e culturale del nostro Paese.
Questa mobilitazione testimonia la volontà dei doppiatori di difendere il proprio lavoro e di preservare il valore dell’interpretazione umana in un’era in cui la tecnologia sembra voler soppiantare ogni forma di espressione artistica.
Verso un nuovo equilibrio: coesistenza, regolamentazione e consapevolezza
Il futuro del doppiaggio nell’era dell’AI si preannuncia incerto, ma è probabile che si assisterà a una coesistenza tra performance umane e voci generate dall’AI. La chiave per un futuro etico e sostenibile risiede nella regolamentazione dell’uso dell’AI, nella protezione dei diritti dei doppiatori e nella consapevolezza da parte del pubblico del valore intrinseco della performance umana.
I sindacati del settore, come Slc, Fistel e Uilcom, si stanno attivamente impegnando per definire direttive e oneri giuridici volti a garantire equità economica e tutela per i doppiatori. Accordi come quello siglato tra SAG-AFTRA ed Ethovox sottolineano l’importanza di adottare un approccio etico nell’applicazione dell’AI, promuovendo il riconoscimento dei diritti economici per l’impiego delle voci digitalizzate.
È fondamentale che l’industria dei videogiochi, le istituzioni e il pubblico prendano coscienza delle implicazioni etiche e sociali dell’utilizzo dell’AI nel doppiaggio. Solo attraverso un dialogo aperto e costruttivo sarà possibile trovare un equilibrio tra i benefici dell’innovazione tecnologica e la necessità di proteggere il valore del talento umano e della creatività. ARC Raiders rappresenta un caso studio emblematico in questo dibattito, offrendo spunti di riflessione importanti sul futuro della performance umana e il ruolo dell’AI nell’industria dei videogiochi.
Un futuro da scrivere: considerazioni e prospettive sull’ai nel doppiaggio
La questione del doppiaggio AI nei videogiochi è, in definitiva, un riflesso di una sfida più ampia che riguarda il futuro del lavoro e dell’arte nell’era dell’automazione. Si tratta di un tema complesso, che richiede una riflessione approfondita e un approccio multidisciplinare. È fondamentale trovare un equilibrio tra i benefici dell’innovazione tecnologica e la necessità di proteggere il valore del talento umano e della creatività.
Il caso di ARC Raiders, con la sua controversia sull’utilizzo delle voci AI, ci invita a interrogarci sul significato del lavoro artistico e sul ruolo dell’essere umano in un mondo sempre più automatizzato. La tecnologia può essere uno strumento potente, ma non deve mai soppiantare l’elemento umano, che è ciò che rende un’opera veramente unica e significativa.
Ed è qui che entra in gioco un concetto fondamentale dell’intelligenza artificiale: il *machine learning supervisionato. In parole semplici, si tratta di “insegnare” a un algoritmo a svolgere un compito specifico, fornendogli una grande quantità di dati etichettati. Nel caso del doppiaggio AI, i dati etichettati potrebbero essere le registrazioni di doppiatori professionisti, utilizzate per addestrare l’algoritmo a imitare le loro voci e il loro stile interpretativo.
Un concetto più avanzato è quello del transfer learning*. Invece di addestrare un algoritmo da zero, si parte da un modello pre-addestrato su un compito simile e lo si adatta al nuovo compito. Ad esempio, si potrebbe utilizzare un modello pre-addestrato per la sintesi vocale e adattarlo al doppiaggio di un videogioco specifico.
Questi concetti ci aiutano a capire meglio come funziona l’AI nel doppiaggio, ma non ci forniscono risposte definitive alle questioni etiche sollevate. La tecnologia è uno strumento, e come tale può essere utilizzato per scopi nobili o meno nobili. Sta a noi, come società, decidere come vogliamo utilizzare l’AI nel mondo del lavoro e dell’arte, tenendo sempre a mente il valore insostituibile dell’essere umano.
