L’Esodo Guidato dall’IA: Impatto sul Settore Bancario Europeo
Nel contesto attuale, caratterizzato da una rapida evoluzione tecnologica, il settore bancario europeo si trova di fronte a sfide significative. L’integrazione dell’intelligenza artificiale (IA) sta trasformando radicalmente le dinamiche del lavoro, sollevando interrogativi cruciali sul futuro occupazionale e sulle competenze necessarie per affrontare questa transizione.
L’ombra dell’automazione: licenziamenti e trasformazioni del lavoro
Le previsioni indicano che, entro il 2030, circa 200.000 posizioni lavorative nel settore bancario europeo potrebbero essere a rischio a causa dell’automazione. Questa cifra, sebbene considerevole, rappresenta solo la manifestazione più evidente di una trasformazione più profonda. L’IA non si limita a sostituire i lavoratori, ma sta ridefinendo i ruoli e le competenze richieste, portando alla scomparsa di alcune professioni e alla nascita di nuove opportunità.
Le aree più vulnerabili sembrano essere quelle relative alle operazioni di back-office, alla gestione del rischio e alla compliance. In questi settori, l’analisi di grandi quantità di dati è diventata una competenza fondamentale, e gli algoritmi di IA sono in grado di svolgere tali compiti con maggiore efficienza e rapidità rispetto agli esseri umani. Di conseguenza, le figure professionali coinvolte in queste attività, come gli analisti junior e gli impiegati amministrativi, si trovano a fronteggiare un rischio crescente di disoccupazione.
Un aspetto particolarmente preoccupante è la potenziale perdita di posizioni entry-level, che tradizionalmente rappresentano un’importante fase di formazione per i futuri dirigenti bancari. Se queste posizioni vengono automatizzate, i giovani professionisti potrebbero non avere l’opportunità di acquisire l’esperienza necessaria per progredire nella loro carriera. Questa situazione potrebbe compromettere la qualità e la competenza delle future generazioni di leader del settore bancario.
La banca olandese ABN Amro ha annunciato un piano per ridurre il personale di circa un quinto entro il 2028, il che equivale a più di 5.200 posti di lavoro a tempo pieno. Il gruppo francese Société Générale ha dichiarato che non risparmierà alcun settore nel suo piano di riduzione dei costi. Secondo un’analisi di Morgan Stanley, le banche europee puntano a guadagni di efficienza vicini al 30% attraverso l’automazione.
La riduzione della forza lavoro nel settore bancario è accelerata dall’effetto combinato della progressiva chiusura delle filiali fisiche, che è un fenomeno ben visibile, e dall’automazione del back-office, che invece procede in modo più discreto e meno appariscente. Le banche stanno seguendo una logica economica, cercando di ridurre i costi e aumentare l’efficienza attraverso l’adozione di tecnologie avanzate. Tuttavia, questa strategia solleva interrogativi etici e sociali sulla responsabilità delle imprese nei confronti dei propri dipendenti e della comunità.
Competenze del futuro e strategie di riqualificazione
Per affrontare le sfide poste dall’automazione, è fondamentale investire nella riqualificazione dei lavoratori e nello sviluppo di nuove competenze. Non si tratta semplicemente di fornire corsi generici sull’IA, ma di adottare un approccio mirato che tenga conto delle esigenze specifiche del settore bancario e delle competenze richieste dai nuovi ruoli emergenti. Le competenze più richieste includono la gestione dei dati, la cybersecurity, l’antifrode e il customer care avanzato.
Il CEDEFOP (Centro Europeo per lo Sviluppo della Formazione Professionale) ha rilevato che il 40% dei lavoratori europei ritiene di aver bisogno di sviluppare competenze relative all’IA, ma solo il 15% ha effettivamente ricevuto una formazione in questo ambito. Questo divario evidenzia l’urgenza di colmare le lacune di competenze attraverso programmi di formazione più flessibili e specifici per settore. In ambito sanitario, per esempio, le qualifiche tradizionali potrebbero essere arricchite con corsi mirati sull’uso degli strumenti di IA per automatizzare i processi lavorativi.
Inoltre, è importante promuovere lo sviluppo di competenze trasversali, come il pensiero critico, la risoluzione dei problemi, la comunicazione e la collaborazione. Queste competenze sono fondamentali per affrontare le sfide complesse e imprevedibili che caratterizzano il mondo del lavoro moderno.
È essenziale che le banche e le istituzioni finanziarie investano in programmi di riqualificazione per i propri dipendenti, offrendo loro l’opportunità di acquisire le competenze necessarie per adattarsi ai nuovi ruoli e alle nuove tecnologie. Questi programmi dovrebbero essere progettati in collaborazione con esperti del settore e con istituzioni formative, per garantire che siano pertinenti e efficaci.
Le aziende cercano “esperti mirati” con l’evoluzione dell’IA, figure in grado di apportare qualcosa che l’IA non è in grado di fare, ovvero competenze qualificate. Le abilità cognitive e la capacità di elaborare il contesto sociale rimangono vantaggi umani. Un’analisi del CEDEFOP sulle competenze in materia di AI per il 2024 ha rivelato che 4 lavoratori europei su 10 sentono la necessità di accrescere le proprie abilità legate all’AI, ma appena il 15% ha effettivamente usufruito di una formazione specifica. Secondo un’indagine su migliaia di individui in sette Paesi condotta dalla società di ingegneria tedesca Bosch, la capacità di utilizzare efficacemente gli strumenti di IA si configura come la competenza più cruciale per i lavoratori, seguita immediatamente dal pensiero critico e dalla comprensione della sicurezza informatica. La nuova legislazione sull’IA emanata dall’UE include disposizioni volte a migliorare l’alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale all’interno della forza lavoro.
Le previsioni del CEDEFOP per il 2035 indicano una crescente richiesta di figure professionali digitali, nonostante l’avanzata dell’IA. Le aziende cercano un equilibrio tra soft skill umane, come la capacità di risolvere problemi, il lavoro di squadra e la comunicazione, e le competenze tecniche tradizionalmente associate all’IA.
La chiave è imparare come funziona l’IA e non smettere mai di imparare, rimanendo consapevoli e informati e continuando a formarsi.

Politiche pubbliche per un futuro inclusivo
La transizione verso un’economia guidata dall’IA richiede un intervento pubblico deciso, con politiche che favoriscano la riqualificazione, supportino i lavoratori disoccupati e promuovano un’equa distribuzione dei benefici derivanti dall’automazione. È necessario un “contratto sociale” che coinvolga governi, imprese e sindacati, per gestire la transizione in modo responsabile e sostenibile.
Le politiche pubbliche dovrebbero concentrarsi su diversi aspetti chiave:
- Investimenti nella formazione: Programmi di riqualificazione finanziati pubblicamente per aiutare i lavoratori a sviluppare le competenze richieste nel nuovo mercato del lavoro. Questi programmi dovrebbero essere progettati in collaborazione con le imprese e con le istituzioni formative, per garantire che siano pertinenti e aggiornati.
- Sostegno al reddito: Misure di sostegno al reddito per i lavoratori disoccupati, per garantire una rete di sicurezza sociale durante la transizione. Queste misure potrebbero includere sussidi di disoccupazione, programmi di assistenza sociale e altre forme di sostegno finanziario.
- Incentivi per l’occupazione: Politiche che incentivino le imprese ad assumere e formare lavoratori disoccupati. Questi incentivi potrebbero includere sgravi fiscali, sussidi all’assunzione e altri tipi di agevolazioni.
- Regolamentazione dell’IA: Norme che garantiscano un utilizzo etico e responsabile dell’IA, evitando discriminazioni e proteggendo i diritti dei lavoratori. Queste norme dovrebbero affrontare questioni come la trasparenza degli algoritmi, la responsabilità per i danni causati dall’IA e la protezione dei dati personali.
L’Unione Europea sta muovendo i primi passi in questa direzione, con iniziative come l’AI Act, che mira a regolamentare l’uso dell’IA e a promuovere l’alfabetizzazione digitale. Tuttavia, è necessario fare di più per garantire che la transizione verso un’economia guidata dall’IA sia giusta ed inclusiva. Gli Stati membri dovrebbero collaborare per sviluppare politiche coerenti e coordinate, che tengano conto delle specificità dei diversi settori e delle diverse regioni.
L’AI Act è un passo importante nella regolamentazione dell’IA in Europa, ma la sua efficacia dipenderà dalla sua corretta implementazione e dal suo adattamento alle mutevoli esigenze del settore. È fondamentale che le norme siano chiare, coerenti e applicabili, per evitare di ostacolare l’innovazione e la crescita economica. Inoltre, è importante che le norme siano accompagnate da misure di sostegno e di accompagnamento, per aiutare le imprese e i lavoratori ad adattarsi ai nuovi requisiti.
Il comma 7 dell’articolo 26 presenta implicazioni prettamente lavoristiche: “prima di mettere in servizio o utilizzare un sistema di AI ad alto rischio sul luogo di lavoro, i deployer che sono datori di lavoro informano i rappresentanti dei lavoratori e i lavoratori interessati che saranno soggetti all’uso del sistema di IA ad alto rischio”.
Più precisamente, il settimo capoverso dell’articolo 26 introduce implicazioni significative nel contesto del diritto del lavoro: i datori di lavoro che intendono installare o avviare un sistema di IA classificato ad alto rischio sul luogo di lavoro sono tenuti a fornire preventiva informazione ai rappresentanti dei lavoratori e ai dipendenti interessati circa l’impiego di tale sistema.
L’articolo 2.11 afferma in modo categorico: “Il presente regolamento non osta a che l’Unione o gli Stati membri mantengano o introducano disposizioni legislative, regolamentari o amministrative più favorevoli ai lavoratori in termini di tutela dei loro diritti in relazione all’uso dei sistemi di IA da parte dei datori di lavoro, o incoraggino o consentano l’applicazione di contratti collettivi più favorevoli ai lavoratori”.
Tale articolo sancisce in maniera esplicita che la normativa in oggetto non impedisce né all’Unione Europea né ai suoi Stati membri di preservare o adottare leggi, regolamenti o disposizioni amministrative che offrano ai lavoratori una protezione maggiore dei loro diritti in relazione all’uso di sistemi di IA da parte dei datori di lavoro; né ostacola la promozione o l’applicazione di accordi collettivi che siano più vantaggiosi per i lavoratori stessi.
Le politiche adottate dagli stati membri dovrebbero incentivare a definire un codice di diritti per chi lavora per garantire la protezione del lavoro dipendente e autonomo. Molto spesso i cittadini europei risultano inquieti e pessimisti nonostante il diluvio di norme emanate dalle istituzioni.
Un orizzonte condiviso: la responsabilità sociale dell’innovazione
L’innovazione tecnologica non è un fine a sé stessa, ma uno strumento per migliorare la qualità della vita e promuovere il benessere sociale. È fondamentale che l’innovazione sia guidata da principi etici e sociali, e che tenga conto delle conseguenze del suo impatto sul mondo del lavoro e sulla società nel suo complesso. Le imprese hanno una responsabilità sociale nel gestire la transizione verso un’economia guidata dall’IA, offrendo ai propri dipendenti opportunità di riqualificazione e di sviluppo professionale, e contribuendo a creare un ambiente di lavoro inclusivo e sostenibile.
Le banche e le istituzioni finanziarie, in particolare, hanno un ruolo cruciale da svolgere. Essendo tra i primi settori ad adottare l’IA, hanno l’opportunità di diventare leader nella gestione responsabile dell’innovazione. Possono farlo investendo nella formazione dei propri dipendenti, collaborando con le istituzioni formative per sviluppare programmi di riqualificazione pertinenti, e adottando politiche che promuovano un ambiente di lavoro equo e inclusivo.
Inoltre, le banche possono contribuire a promuovere l’alfabetizzazione digitale nella società, offrendo corsi di formazione e seminari gratuiti per aiutare i cittadini a comprendere le nuove tecnologie e a sviluppare le competenze necessarie per utilizzarle in modo efficace. Questo può contribuire a ridurre il divario digitale e a garantire che tutti abbiano l’opportunità di beneficiare dei vantaggi dell’innovazione.
La responsabilità sociale dell’innovazione richiede un approccio olistico, che tenga conto degli aspetti economici, sociali ed etici. Le imprese, i governi e le istituzioni formative devono collaborare per creare un ecosistema in cui l’innovazione sia guidata da principi di sostenibilità, inclusione e benessere sociale. Solo in questo modo potremo garantire che l’IA diventi uno strumento per costruire un futuro migliore per tutti.
Oltre la superficie: prospettive umane e riflessioni sul futuro
L’avvento dell’IA nel settore bancario, come in molti altri ambiti, ci spinge a interrogarci sul significato del lavoro e sul ruolo dell’essere umano in un mondo sempre più automatizzato. Al di là delle cifre e delle previsioni economiche, è fondamentale considerare l’impatto emotivo e psicologico che questi cambiamenti possono avere sui lavoratori e sulle loro famiglie. La paura di perdere il lavoro, l’incertezza sul futuro e la necessità di reinventarsi professionalmente possono generare stress e ansia.
È importante che le imprese e le istituzioni pubbliche offrano un sostegno adeguato ai lavoratori durante questa fase di transizione, fornendo loro non solo opportunità di riqualificazione, ma anche un supporto psicologico ed emotivo. È necessario creare un clima di fiducia e di apertura, in cui i lavoratori si sentano ascoltati e valorizzati, e in cui abbiano la possibilità di esprimere le proprie preoccupazioni e di condividere le proprie idee.
Inoltre, è fondamentale promuovere un dibattito pubblico aperto e informato sull’IA e sul suo impatto sulla società. È necessario che i cittadini siano consapevoli delle opportunità e dei rischi connessi a questa tecnologia, e che abbiano la possibilità di partecipare attivamente alla definizione delle politiche e delle strategie che ne regolamentano l’uso.
L’intelligenza artificiale può automatizzare compiti complessi, ma non può sostituire la creatività, l’empatia e il pensiero critico degli esseri umani. È importante che ci concentriamo sullo sviluppo di queste competenze, che ci rendono unici e insostituibili. Invece di temere l’IA, dovremmo considerarla come uno strumento per liberarci dai compiti più ripetitivi e noiosi, e per dedicarci ad attività più stimolanti e gratificanti.
L’apprendimento automatico, o machine learning, è un ramo dell’intelligenza artificiale che permette ai sistemi di apprendere dai dati senza essere esplicitamente programmati. Nel contesto bancario, l’apprendimento automatico può essere utilizzato per identificare frodi, valutare il rischio di credito e personalizzare i servizi offerti ai clienti. Questo è un esempio di come l’IA può aumentare l’efficienza e migliorare l’esperienza del cliente, ma anche di come può avere un impatto significativo sui posti di lavoro.
Parlando di nozioni avanzate, le reti neurali profonde (deep neural networks) sono modelli di apprendimento automatico particolarmente complessi, capaci di analizzare dati ad alta dimensionalità e di estrarre informazioni preziose. Nel settore finanziario, queste reti possono essere impiegate per prevedere l’andamento dei mercati, per ottimizzare le strategie di investimento e per gestire il rischio in modo più efficace. L’utilizzo di queste tecnologie richiede competenze specialistiche e una profonda comprensione dei principi dell’IA.
In definitiva, la sfida che ci troviamo ad affrontare è quella di trovare un equilibrio tra l’innovazione tecnologica e la protezione dei diritti dei lavoratori. È necessario creare un futuro in cui l’IA sia al servizio dell’umanità, e in cui tutti abbiano l’opportunità di beneficiare dei suoi vantaggi. Riflettiamo su come le nostre capacità uniche possano essere valorizzate in un mondo in cui le macchine svolgono compiti sempre più complessi, affinché l’evoluzione tecnologica non ci trascini via, ma ci elevi verso un orizzonte di possibilità condivise.


















