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  • Ia  nel diritto:  la  cassazione detta le regole, il CSM pone i limiti

    Ia nel diritto: la cassazione detta le regole, il CSM pone i limiti

    Un’analisi critica

    L’intelligenza artificiale, la cui integrazione sta diventando sempre più evidente attraverso molteplici ambiti – non escluso il settore legale – presenta delle problematiche etiche che meritano attenta considerazione. Nello specifico, il ricorso all’IA per la stesura delle sentenze ed altre funzioni giurisdizionali ha dato vita a un vivace scambio di opinioni. Ciò si è manifestato attraverso le recenti pronunce formulate dalla Corte di Cassazione, accompagnate da una netta affermazione da parte del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Al centro delle discussioni vi è lo sforzo nel mantenere un equilibrio tra i vantaggi apportati dall’adozione dell’IA – come maggiore efficienza e razionalizzazione delle attività giuridiche – rispetto ai pericoli derivanti da un utilizzo non critico dello strumento stesso. Quest’ultimo potrebbe infatti intaccare quei pilastri fondamentali quali l’indipendenza, l’imparzialità e la terzietà richieste nella figura del giudice.

    Sentenze e Rischi: il monito della Cassazione

    Una pronuncia fondamentale da considerare è quella della Corte di Cassazione n. 34481 emessa il 22 ottobre 2025; essa manifesta una netta preoccupazione riguardo all’approccio acritico adottato dai magistrati nell’affidarsi agli output provenienti dai sistemi di IA per redigere le motivazioni delle proprie decisioni legali. La Suprema Corte sottolinea come sia presente un concreto rischio che i giudici possano ricavare aliunde le ragioni alla base del loro operato giurisdizionale, rinunciando così al compito essenziale e imprescindibile di garantire una ponderazione autonoma e personale dei casi trattati e minando quindi l’essenza stessa della loro funzione imparziale e terza nei processi decisionali. Tale orientamento si colloca all’interno di un panorama normativo in fase dinamica, contrassegnato dalla recente attuazione della L. 132/2025 che regola l’applicazione dei sistemi d’intelligenza artificiale nel settore giuridico.
    Un ulteriore pronunciamento degno di nota è quello sancito con la sentenza n. 25455 datata al 10 luglio 2025; quest’ultima ha annullato con rinvio una decisione assunta dalla Corte d’Appello poiché affetta da carenze motivazionali significative oltre ad errate attribuzioni riguardanti precedenti giurisprudenziali non esistenti o mal riportati rispetto ai giudici appartenenti alla legittimità ordinaria. Pur non accennando esplicitamente all’abuso degli strumenti dell’IA nella sua formulazione, è verosimile ipotizzare che tali difetti nella motivazione siano frutto dell’accettazione indiscriminata delle risultanze ottenute attraverso ricerche effettuate mediante intelligenza artificiale.

    Il CSM pone un freno: divieti e limiti all’uso dell’IA

    Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) si è espresso in modo categorico riguardo all’integrazione dell’intelligenza artificiale nel contesto giuridico: esso ha proibito l’utilizzo non solo del ChatGPT, ma anche degli altri strumenti basati su IA generativa per quanto concerne la composizione delle sentenze. Tale scelta trae fondamento dalla necessità imperativa di proteggere i valori costituzionali legati all’indipendenza e all’autonomia del sistema giudiziario italiano, così come stabilito negli articoli 101 e 104. Assegnare a un algoritmo il compito cruciale della scrittura delle sentenze comporterebbe un’interruzione della responsabile continuità individuale che contraddistingue le decisioni del magistrato.

    Inoltre, il CSM ha delineato con precisione gli ambiti in cui l’IA può o meno essere implementata nel procedimento giudiziario. Essa è considerata accettabile nelle fasi preliminari—quali ad esempio la ricerca giurisprudenziale, sintesi documentali, o ancora della gestione dei flussi lavorativi – mentre deve mantenersi estranea a tutti gli aspetti relativi all’interpretazione normativa, alla ponderazione delle evidenze probatorie ed infine alle decisioni operative finali. Tali prerogative continuano a essere attribuite esclusivamente al ruolo del magistrato, conformemente ai dettami riportati nell’articolo 15 della legge quadro 132 (2025) sull’intelligenza artificiale. Il CSM ha stabilito una restrizione che comprende la cosiddetta giustizia predittiva, in riferimento a quei meccanismi capaci di esaminare un gran numero di sentenze precedenti con l’intento di anticipare il risultato di procedimenti futuri. L’articolo 15 della legge quadro afferma con chiarezza: l’interpretazione e l’applicazione della normativa sono esclusivamente competenza dell’uomo.

    Verso un futuro consapevole: responsabilità e trasparenza

    Il Fragile Bilanciamento tra Progresso Tecnologico e Tutele Giuridiche

    La Cassazione insieme al CSM, ha chiaramente messo in luce l’urgenza di adottare una strategia cautelosa nell’introdurre l’intelligenza artificiale (IA) nel panorama legale. Si rivela essenziale che i magistrati comprendano appieno i potenziali rischi legati a un impiego irriflessivo della tecnologia, assicurandosi contestualmente di mantenere una direzione in ogni fase del processo deliberativo. Un aspetto cruciale da non sottovalutare è rappresentato dalla trasparenza; pertanto, qualora venga adottata la tecnologia IA nelle fasi preliminari delle cause, si rende necessario rendere accessibile una verifica riguardante le modalità attraverso cui gli algoritmi giungono alle loro conclusioni.

    Inoltre, risulta imperativo garantire equa informativa alle diverse parti coinvolte: nel momento in cui il giudice ricorre ad ausili tecnologici, sia la difesa sia l’accusa devono disporre degli stessi mezzi o comunque essere edotte riguardo all’uso degli stessi ai fini della causa in atto. Ciò contribuisce a preservare uno spirito dialettico durante tutto il procedimento. Infine, chi dovesse infrangere le normative relative all’impiego inconsapevole dell’IA potrebbe incorrere in sanzioni disciplinari severissime – inclusa quella della sospensione – con piena coscienza che ogni onere resta individuale; nessun magistrato potrà appellarsi a eventuali errori algoritmici per avallare decisioni erronee. Evoluzione dell’Intelligenza Artificiale nel Settore Giuridico: una riflessione necessaria.

    Nel tentativo di afferrare appieno le implicazioni delle recenti sentenze giurisprudenziali, emerge come fondamentale considerare il fenomeno del machine learning. Questa tipologia specifica d’intelligenza artificiale consente ai dispositivi informatici di acquisire conoscenza dai dati disponibili senza necessità di una programmazione precisa. Di conseguenza, ci troviamo nell’ipotesi secondo cui una piattaforma intelligente opportunamente addestrata su ampi archivi giuridici possa prevedere con qualche attendibilità i risultati futuri delle controversie legali. Nonostante ciò, sorge qui una problematica cruciale: se i materiali utilizzati per formare tale sistema presentano pregiudizi o alterazioni informative, vi è la possibilità concreta che tali distorsioni possano influenzare negativamente le proiezioni effettuate dall’IA stessa, compromettendo così l’obiettività della decisione finale. In aggiunta a ciò, merita menzione la nozione della explainable AI, abbreviata con XAI. Questa branca innovativa cerca attivamente modi per illuminare e chiarire le modalità attraverso cui gli algoritmi intellettuali operano nella loro funzione decisoria; ossia illustra i motivi sottostanti alle scelte fatte dal software dotato d’intelligenza artificiale nel processo decisionale individuale. È essenziale riconoscere quanto questo tema rivesta un ruolo cruciale nel panorama giuridico contemporaneo, poiché è vitale che le determinazioni siano sorrette da argomentazioni trasparenti e accessibili.

    Consideriamo la questione: fino a quale punto intendiamo affidare il nostro discernimento a un’entità automatizzata? Quali restrizioni dovremmo stabilire per prevenire eventuali trasgressioni? La risposta si presenta tutt’altro che agevole e impone una conversazione all’insegna della multidisciplinarietà, in cui devono confluire competenze giuridiche, tecnologiche, filosofiche ed etiche. Solo attraverso questo approccio potremo assicurarci che l’intelligenza artificiale operi come ausilio all’umanità piuttosto che come una potenziale insidia ai diritti umani fondamentali.

  • Scandalo: l’intelligenza artificiale minaccia la giustizia?

    Scandalo: l’intelligenza artificiale minaccia la giustizia?

    L’avanzata dell’intelligenza artificiale (IA) sta inesorabilmente trasformando numerosi settori, e il campo legale non fa eccezione. L’utilizzo di sistemi di IA nel processo civile, sia per la redazione di atti giudiziari che come supporto al lavoro dei giudici, solleva interrogativi cruciali e apre scenari inediti. Questo articolo si propone di analizzare le potenzialità e i rischi connessi all’impiego di queste tecnologie, alla luce delle recenti evoluzioni normative e giurisprudenziali.

    L’IA nella Redazione degli Atti Giudiziari: Un’Arma a Doppio Taglio

    L’episodio che ha visto un avvocato statunitense sanzionato per aver utilizzato precedenti giurisprudenziali inesistenti, generati da un sistema di IA, ha acceso i riflettori sull’importanza della supervisione umana nell’utilizzo di questi strumenti. Se da un lato l’IA può velocizzare e semplificare la ricerca di informazioni e la stesura di atti, dall’altro è fondamentale che l’avvocato mantenga un ruolo di controllo e verifica, per garantire l’accuratezza e l’affidabilità delle informazioni presentate al giudice. L’IA non deve sostituire il ragionamento giuridico e la capacità critica dell’avvocato, ma piuttosto affiancarlo come strumento di supporto.

    Il Garante per la protezione dei dati personali ha posto l’accento sulla necessità di garantire la trasparenza e la tracciabilità dei dati utilizzati dai sistemi di IA, al fine di tutelare la privacy degli utenti. La raccolta e la conservazione massiccia di dati personali per “addestrare” gli algoritmi devono avvenire nel rispetto delle normative vigenti, con una base giuridica solida e un’adeguata informativa agli interessati. L’IA deve essere uno strumento al servizio del diritto, e non viceversa.

    Algoritmi Giudiziari: Un Aiuto per il Giudice?

    L’IA può essere utilizzata anche per supportare l’attività del giudice, ad esempio nella ricostruzione dei fatti, nell’individuazione delle norme applicabili e nella redazione di bozze di provvedimenti. Tuttavia, è fondamentale che la decisione finale rimanga sempre in mano al giudice, che deve valutare criticamente le informazioni fornite dall’IA e applicare il proprio ragionamento giuridico. L’IA può essere un valido ausilio, ma non può sostituire la funzione giurisdizionale.

    Il legislatore italiano ha introdotto limiti quantitativi agli atti processuali, al fine di promuovere la chiarezza e la sinteticità. L’IA può contribuire a rispettare questi limiti, aiutando a selezionare le informazioni più rilevanti e a redigere atti concisi ed efficaci. Tuttavia, è importante che l’IA non comprometta la completezza e l’accuratezza degli atti, che devono comunque contenere tutti gli elementi necessari per una corretta decisione.

    Il Quadro Normativo: L’IA Act e le Sfide per il Futuro

    L’Unione Europea sta lavorando all’IA Act, una normativa che mira a regolamentare l’utilizzo dell’IA in diversi settori, compreso quello legale. L’IA Act prevede requisiti di trasparenza e garanzia per i sistemi di IA “generativi” come ChatGPT, al fine di proteggere i diritti dei cittadini e prevenire la diffusione di contenuti illegali. L’IA Act rappresenta un passo importante verso un utilizzo responsabile e sicuro dell’IA nel campo legale.

    Il Consiglio d’Europa sta monitorando costantemente l’evoluzione dell’IA, anche con riguardo al processo civile. È necessario un dibattito ampio e approfondito sulle implicazioni etiche e giuridiche dell’utilizzo dell’IA nel sistema giudiziario, al fine di garantire che questa tecnologia sia utilizzata in modo da promuovere la giustizia e tutelare i diritti fondamentali.

    Verso una “Giurialgoretica”: Un Nuovo Paradigma per la Giustizia?

    L’IA offre enormi potenzialità per migliorare l’efficienza e l’efficacia del sistema giudiziario, ma è fondamentale che il suo utilizzo sia guidato da principi etici e giuridici solidi. È necessario sviluppare una “giurialgoretica”, ovvero un insieme di regole e principi che disciplinino l’utilizzo dell’IA nel campo legale, al fine di garantire che questa tecnologia sia utilizzata in modo responsabile e trasparente. La “giurialgoretica” deve essere un elemento centrale del dibattito sull’IA e la giustizia.

    L’IA può essere uno strumento prezioso per semplificare e velocizzare il lavoro degli avvocati e dei giudici, ma non deve mai sostituire il ragionamento umano e la capacità critica. È fondamentale che l’IA sia utilizzata in modo consapevole e responsabile, al fine di garantire che la giustizia sia sempre amministrata in modo equo e imparziale.

    Amici, riflettiamo un attimo. Nel cuore di questa discussione sull’IA e il diritto, si cela un concetto fondamentale: il machine learning. Immaginate un bambino che impara a distinguere un gatto da un cane: gli mostrate tante immagini, e a forza di esempi, il bambino sviluppa la capacità di riconoscere le caratteristiche distintive. Il machine learning funziona in modo simile: si “nutre” l’algoritmo con una grande quantità di dati, e l’algoritmo impara a riconoscere schemi e a fare previsioni.

    Ma c’è di più. Un concetto avanzato, strettamente legato al machine learning, è il Natural Language Processing (NLP). L’NLP permette alle macchine di comprendere e generare il linguaggio umano. È grazie all’NLP che ChatGPT è in grado di conversare con noi in modo così naturale. L’NLP è una disciplina complessa, che richiede una profonda conoscenza della linguistica, dell’informatica e dell’intelligenza artificiale.

    Ora, immaginate le implicazioni di tutto questo nel mondo del diritto. Un sistema di IA, addestrato con milioni di sentenze e documenti legali, potrebbe essere in grado di identificare i precedenti più rilevanti per un caso specifico, o di prevedere l’esito di una causa con un certo grado di accuratezza. Ma siamo davvero pronti a delegare decisioni così importanti alle macchine? Quali sono i rischi per la giustizia e per i diritti dei cittadini? Queste sono domande che dobbiamo porci, con urgenza e serietà.

  • Intelligenza artificiale nel diritto: come evitare errori fatali

    Intelligenza artificiale nel diritto: come evitare errori fatali

    L’Intelligenza Artificiale nel Diritto: Un’Arma a Doppio Taglio

    Il panorama giuridico sta subendo una profonda metamorfosi con l’introduzione dell’intelligenza artificiale (IA). Tuttavia, recenti vicende, come l’accaduto presso il Tribunale di Firenze, ammoniscono contro un’adozione incondizionata di tali tecnologie. L’episodio, in cui sono state citate sentenze fittizie prodotte da ChatGPT in un atto di difesa, solleva interrogativi cruciali sull’attendibilità e sulla responsabilità nell’utilizzo dell’IA in ambito forense. Questo caso non rappresenta un’eccezione, ma si inserisce in un contesto più ampio di crescente apprensione per le cosiddette “falsificazioni” dell’IA, ovvero la sua capacità di fabbricare informazioni mendaci e fuorvianti.

    Il Caso Firenze: Un Campanello d’Allarme

    Il Tribunale di Firenze, nel marzo del 2025, ha emanato un’ordinanza che ha destato grande clamore. Durante un procedimento concernente la protezione dei marchi e del diritto d’autore, una delle parti ha depositato una memoria difensiva recante riferimenti a sentenze della Cassazione che, in realtà, non sono mai esistite. L’avvocato coinvolto ha imputato l’errore a una collaboratrice, la quale avrebbe fatto uso di ChatGPT per la ricerca giurisprudenziale senza la sua autorizzazione. Malgrado l’inconveniente, il Tribunale non ha ritenuto ravvisabili i presupposti per una condanna per lite temeraria, ai sensi dell’articolo 96 del codice di procedura civile, giudicando che l’utilizzo dei riferimenti errati non fosse stato compiuto in mala fede, ma come mero supporto a una strategia difensiva già definita. Nondimeno, i giudici hanno evidenziato la gravità del fenomeno delle “allucinazioni giurisprudenziali”, mettendo in risalto il rischio che l’IA possa produrre dati inesistenti e generare un’impressione di veridicità. I magistrati hanno evidenziato la serietà del problema delle invenzioni giuridiche, mettendo in luce il pericolo che l’IA possa fabbricare dati fittizi, simulando una parvenza di autenticità.

    Responsabilità e Deontologia: Un Nuovo Quadro Normativo

    L’incidente di Firenze ha riaperto la discussione sull’impiego dell’IA nel contesto legale e sulla necessità di un assetto normativo chiaro e ben delineato. Il presidente dell’Ordine degli avvocati di Firenze, Sergio Paparo, ha manifestato forti riserve sull’uso indiscriminato dell’IA, ponendo l’accento sul pericolo di dare per scontate informazioni che devono sempre essere vagliate. Paparo ha inoltre espresso l’auspicio di un intervento sul codice deontologico per disciplinare l’utilizzo dell’IA da parte degli avvocati, assicurando la competenza professionale e la trasparenza nei confronti dei clienti. La recente approvazione da parte del Senato di una proposta di legge sull’intelligenza artificiale rappresenta un primo passo in questa direzione. L’articolo 13 del disegno di legge prevede che l’utilizzo di sistemi di IA nelle professioni intellettuali sia finalizzato al solo esercizio delle attività strumentali e di supporto all’attività professionale, con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione d’opera. Questo significa che la ricerca giurisprudenziale effettuata tramite IA è considerata un’attività di supporto, ma non può sostituire il lavoro di analisi e interpretazione del diritto da parte dell’avvocato.

    Verso un Uso Consapevole dell’IA: Competenze, Trasparenza e Controllo Umano

    L’adozione dell’IA in ambito legale richiede un approccio ponderato e responsabile, fondato su tre elementi chiave: competenze, trasparenza e controllo umano. Gli avvocati devono sviluppare le abilità indispensabili per comprendere le funzionalità e le limitazioni dei sistemi di IA che adoperano, evitando una dipendenza cieca dai risultati automatizzati. La “Carta dei Principi per un uso consapevole di strumenti di intelligenza artificiale in ambito forense”, adottata dall’Ordine degli Avvocati di Milano, sottolinea l’importanza di esaminare con spirito critico i risultati generati dall’IA, accertandosi che siano esatti, pertinenti e conformi ai principi etici e legali. La trasparenza costituisce un altro aspetto fondamentale. Gli avvocati sono tenuti a informare i propri clienti riguardo all’impiego di sistemi di IA nella gestione delle loro pratiche, spiegando in maniera chiara e accessibile come vengono utilizzati questi strumenti e quali sono i loro confini. Infine, il controllo umano permane imprescindibile. *È essenziale che ogni output prodotto dall’IA venga sottoposto a una verifica da parte di un operatore umano, al fine di garantire la sua appropriatezza e il rispetto dei canoni etici e giuridici.* Nel caso specifico dell’incidente di Firenze, sarebbe stato sufficiente un semplice riscontro dei riferimenti giurisprudenziali forniti da ChatGPT con le banche dati giurisprudenziali tradizionali per evitare l’errore.

    Oltre l’Errore: Riflessioni sul Futuro dell’Avvocatura

    L’episodio del Tribunale di Firenze non rappresenta solamente un incidente di percorso, bensì un’opportunità per meditare sul futuro dell’avvocatura e sul ruolo dell’IA in questo scenario. L’intelligenza artificiale può essere uno strumento potente per migliorare l’efficienza e l’accuratezza del lavoro legale, ma solo se utilizzata con consapevolezza e responsabilità. La formazione continua e l’aggiornamento professionale sono fondamentali per consentire agli avvocati di sfruttare al meglio le potenzialità dell’IA, evitando i rischi di un’adozione acritica.

    Amici lettori, riflettiamo un attimo su quanto accaduto. L’intelligenza artificiale, nel suo nucleo, si basa su algoritmi di apprendimento automatico, ovvero sistemi che imparano dai dati. Nel caso specifico, ChatGPT ha “imparato” da una vasta quantità di testi legali, ma questo non significa che sia infallibile. Anzi, la sua capacità di generare risposte plausibili ma errate, le famigerate “allucinazioni”, ci ricorda che l’IA è uno strumento, non un oracolo.

    Se vogliamo spingerci oltre, possiamo parlare di “explainable AI” (XAI), ovvero di intelligenza artificiale interpretabile. L’XAI mira a rendere trasparenti i processi decisionali dell’IA, consentendo agli utenti di capire perché un determinato sistema ha fornito una certa risposta. In ambito legale, l’XAI potrebbe aiutare gli avvocati a comprendere meglio le ragioni alla base delle decisioni dell’IA, consentendo loro di valutare criticamente i risultati e di evitare errori come quello di Firenze.

    Ma la riflessione più importante è questa: l’IA non sostituirà mai l’intelligenza umana, la creatività, il pensiero critico e l’empatia che sono alla base della professione legale. L’IA può essere un valido supporto, ma la responsabilità ultima rimane sempre dell’avvocato, che deve essere in grado di valutare, interpretare e applicare il diritto con competenza e consapevolezza.