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  • Allarme fake news: l’IA sta diventando una minaccia?

    Allarme fake news: l’IA sta diventando una minaccia?

    Ecco l’articolo completo con la frase riformulata:

    ## Un’Analisi Approfondita

    L’affidabilità dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale è un tema sempre più scottante, soprattutto alla luce del loro crescente utilizzo come fonti di informazione. Un recente studio condotto da NewsGuard, una società specializzata nel monitoraggio dell’affidabilità delle fonti di notizie online, ha rivelato un dato allarmante: nel corso dell’ultimo anno, la propensione dei principali modelli di IA generativa a diffondere fake news è quasi raddoppiata. Nell’agosto del 2025, questi chatbot hanno ripetuto affermazioni false nel *35% dei casi, un incremento significativo rispetto al 18% registrato nello stesso periodo del 2024.

    Questa impennata solleva interrogativi cruciali sull’evoluzione e sull’impatto dell’IA sulla società. Se da un lato l’intelligenza artificiale promette di semplificare l’accesso alle informazioni e di automatizzare processi complessi, dall’altro il rischio di una sua strumentalizzazione per la diffusione di notizie false e disinformazione è sempre più concreto.

    ## Metodologia dell’Analisi e Risultati Dettagliati

    L’analisi di NewsGuard ha coinvolto i dieci principali chatbot basati sull’IA, sottoponendoli a domande su argomenti di cronaca controversi e verificando la correttezza delle loro risposte. I risultati hanno evidenziato una notevole disparità tra i diversi modelli.

    I chatbot che hanno mostrato la maggiore propensione a diffondere informazioni false sono stati Pi di Inflection (56,67%) e Perplexity (46,67%). Successivamente, ChatGPT e l’IA di Meta hanno registrato un tasso di errore identico del 40%, mentre Copilot di Microsoft e Le Chat di Mistral si sono posizionati al 36,67%. I modelli più affidabili, invece, si sono rivelati Claude di Anthropic (10%) e Gemini di Google (16,67%).

    È interessante notare come alcuni chatbot abbiano subito un significativo peggioramento delle loro prestazioni nel corso dell’ultimo anno. Perplexity, ad esempio, è passato da un tasso di errore dello 0% nel 2024 al 46,67% nel 2025, mentre Meta AI è salito dal 10% al 40%. Questo suggerisce che l’evoluzione dei modelli di IA non sempre si traduce in un miglioramento dell’accuratezza delle informazioni fornite.

    ## Le Cause dell’Aumento della Disinformazione

    Secondo NewsGuard, il principale fattore che ha contribuito all’aumento della disinformazione generata dall’IA è il cambiamento nel modo in cui i chatbot vengono addestrati. In passato, questi modelli si basavano principalmente su dati preesistenti e si rifiutavano di rispondere a domande su argomenti troppo recenti o controversi. Oggi, invece, i chatbot sono in grado di effettuare ricerche sul web in tempo reale per fornire risposte più complete e aggiornate.

    Tuttavia, questa maggiore reattività li rende anche più vulnerabili alla disinformazione. Gli attori malevoli, come le operazioni di disinformazione russe, sfruttano questa nuova capacità per diffondere notizie false attraverso siti web, social media e content farm generate dall’IA. I chatbot, incapaci di distinguere tra fonti credibili e non credibili, finiscono per amplificare la diffusione di queste fake news.

    Un esempio emblematico è il caso della rete Pravda, un network di circa 150 siti pro-Cremlino che diffondono disinformazione. Nel 33% dei casi, i chatbot analizzati da NewsGuard hanno ripetuto affermazioni false provenienti da questa rete, dimostrando la loro incapacità di valutare criticamente le fonti di informazione.
    ## Verso un Futuro Più Consapevole: Strategie per Combattere la Disinformazione

    La lotta contro la disinformazione generata dall’IA è una sfida complessa che richiede un approccio multifattoriale. È necessario, innanzitutto, migliorare gli algoritmi di valutazione delle fonti di informazione, in modo che i chatbot siano in grado di distinguere tra fonti credibili e non credibili.

    Inoltre, è fondamentale promuovere l’alfabetizzazione mediatica e digitale, educando gli utenti a riconoscere le fake news e a valutare criticamente le informazioni che trovano online. In questo contesto, iniziative come AI4TRUST, un progetto finanziato dall’Unione Europea che combina l’intelligenza artificiale con le verifiche di giornalisti e fact-checker, rappresentano un passo importante verso un futuro più consapevole.

    Infine, è necessario un impegno congiunto da parte di sviluppatori di IA, governi, istituzioni e società civile per creare un ecosistema informativo più sicuro e affidabile. Solo attraverso la collaborazione e l’innovazione potremo contrastare efficacemente la disinformazione e garantire che l’intelligenza artificiale sia utilizzata per il bene comune.

    ## Un Imperativo Etico: Responsabilità e Trasparenza nell’Era dell’IA

    La proliferazione di fake news* generate dall’intelligenza artificiale non è solo un problema tecnico, ma anche un problema etico. Le aziende che sviluppano e distribuiscono questi modelli hanno la responsabilità di garantire che siano utilizzati in modo responsabile e trasparente. Questo significa investire nella ricerca di algoritmi più accurati e affidabili, promuovere l’alfabetizzazione mediatica e digitale e collaborare con le istituzioni e la società civile per contrastare la disinformazione.

    In questo contesto, è fondamentale che i modelli di IA siano valutati non solo in base alla loro capacità di fornire risposte rapide e complete, ma anche in base alla loro accuratezza e affidabilità. Come suggerisce OpenAI, è necessario introdurre schemi di valutazione che penalizzino gli errori pronunciati con sicurezza e che premiano le risposte incerte o le dichiarazioni di non conoscenza. Solo così potremo incentivare i modelli di IA a essere più cauti e responsabili nella diffusione delle informazioni.

    La sfida è complessa, ma non insormontabile. Con un impegno congiunto e una visione chiara, possiamo trasformare l’intelligenza artificiale in uno strumento potente per la conoscenza e il progresso, anziché in una fonte di disinformazione e confusione.

    Parlando di intelligenza artificiale, è importante comprendere il concetto di “allucinazioni” nei modelli linguistici. In termini semplici, un’allucinazione si verifica quando un modello di IA genera informazioni false o incoerenti, presentandole come vere. Questo fenomeno è particolarmente problematico perché può portare alla diffusione di fake news e disinformazione. Un concetto più avanzato è quello del “reinforcement learning from human feedback” (RLHF), una tecnica che permette di addestrare i modelli di IA utilizzando il feedback umano per migliorare la loro accuratezza e affidabilità. Questa tecnica può essere utilizzata per ridurre le allucinazioni e garantire che i modelli di IA forniscano informazioni più accurate e pertinenti. Riflettiamo: in un mondo sempre più dipendente dall’IA, come possiamo garantire che questi strumenti siano utilizzati in modo responsabile e che non contribuiscano alla diffusione della disinformazione? La risposta a questa domanda richiederà un impegno congiunto da parte di sviluppatori, governi e società civile.

  • IA e istituzioni: come difendersi dalla disinformazione algoritmica

    IA e istituzioni: come difendersi dalla disinformazione algoritmica

    La Fragilità del Potere nell’Era Algoritmica

    IA e Istituzioni: La Fragilità del Potere nell’Era Algoritmica

    Nell’era digitale, l’avvento dell’intelligenza artificiale (IA) ha inaugurato una stagione di trasformazioni epocali, ridefinendo i confini del possibile in svariati ambiti, dall’economia alla sanità, dalla comunicazione alla sicurezza. Tuttavia, questa rivoluzione tecnologica porta con sé anche nuove sfide, in particolare per le istituzioni democratiche, chiamate a confrontarsi con un panorama mediatico sempre più complesso e insidioso, in cui la disinformazione algoritmica può erodere la fiducia dei cittadini e minare le fondamenta del patto sociale. Le dichiarazioni di Andrea Galella (FdI) riguardo al rischio che l’IA possa “ridicolizzare un’intera istituzione” hanno acceso un faro su questa problematica, sollecitando una riflessione approfondita sulle vulnerabilità del potere politico nell’era della disinformazione algoritmica.

    L’onda lunga della disinformazione: una minaccia sistemica

    Il commento di Galella non è un fulmine a ciel sereno, ma piuttosto la spia di un allarme che risuona da tempo nel dibattito pubblico. La capacità dell’IA di generare contenuti falsificati ma estremamente realistici, i cosiddetti deepfake, rappresenta solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più ampio e articolato. La disinformazione algoritmica si avvale di un ventaglio di tecniche sofisticate, che spaziano dalla creazione di bot e troll per la diffusione di notizie false e la manipolazione del consenso, alla generazione automatica di articoli di notizie inventati, ma presentati con le vesti dell’autenticità. Questi strumenti, alimentati da algoritmi sempre più potenti e capaci di apprendere e adattarsi, possono essere utilizzati per diffondere propaganda, screditare figure istituzionali, influenzare elezioni e polarizzare il dibattito pubblico.

    La facilità con cui queste tecniche possono essere implementate e la velocità con cui la disinformazione si propaga attraverso i social media amplificano il rischio di un impatto devastante sulla percezione delle istituzioni da parte dei cittadini. Un video deepfake che mostra un politico in atteggiamenti compromettenti, una notizia falsa che attribuisce a un’istituzione decisioni impopolari, una campagna di discredito orchestrata da bot e troll possono minare la fiducia dei cittadini, alimentare la rabbia e la frustrazione e, in ultima analisi, compromettere la stabilità democratica. La posta in gioco è alta: la capacità di distinguere la verità dalla menzogna, di formarsi un’opinione informata e di partecipare attivamente alla vita democratica è la linfa vitale di una società libera e consapevole.

    Secondo alcune stime, le campagne di disinformazione hanno raggiunto, tra il 2018 e il 2022, una media di 15 milioni di persone al giorno solo in Italia, con un impatto stimato sull’economia nazionale di circa 3 miliardi di euro annui. Questi dati, pur parziali, offrono un’istantanea della portata del fenomeno e della necessità di un intervento urgente e coordinato da parte di tutti gli attori in campo, dalle istituzioni ai media, dalle aziende tecnologiche ai cittadini.

    Il mosaico degli attori e delle motivazioni

    La disinformazione algoritmica non è un fenomeno monolitico, ma piuttosto un mosaico complesso di attori e motivazioni, che si intrecciano e si sovrappongono in un panorama mediatico sempre più opaco e frammentato. Dietro la diffusione di notizie false e la manipolazione dell’opinione pubblica si celano interessi diversi e spesso contrastanti, che spaziano dalla propaganda politica alla speculazione economica, dalla guerra ibrida alla semplice volontà di creare disordine e confusione.

    Tra gli attori più attivi nella diffusione di disinformazione algoritmica si annoverano:

    • Stati esteri: alcuni governi utilizzano la disinformazione come strumento di politica estera, per destabilizzare paesi avversari, influenzare elezioni o promuovere i propri interessi geopolitici. La Russia, la Cina e l’Iran sono spesso indicati come i principali responsabili di campagne di disinformazione su larga scala, che mirano a minare la fiducia nelle istituzioni democratiche occidentali e a fomentare divisioni interne.
    • Partiti politici e movimenti estremisti: alcuni partiti politici e movimenti estremisti ricorrono alla disinformazione per screditare avversari, mobilitare il proprio elettorato, radicalizzare i propri sostenitori e influenzare il dibattito pubblico. La disinformazione è spesso utilizzata per diffondere ideologie xenofobe, razziste, omofobe e negazioniste, che alimentano l’odio e la violenza.
    • Gruppi di interesse economico: lobby e organizzazioni che promuovono interessi economici specifici possono utilizzare la disinformazione per influenzare le decisioni politiche, ostacolare normative a tutela dell’ambiente o della salute pubblica, o promuovere prodotti o servizi dannosi per i consumatori.
    • Singoli individui e gruppi organizzati: anche singoli individui, mossi da motivazioni ideologiche, economiche o semplicemente dalla volontà di creare disordine, possono contribuire alla diffusione di disinformazione, spesso amplificata dalla viralità dei social media e dalla mancanza di meccanismi efficaci di controllo e moderazione. Gruppi organizzati, come i troll farm, possono essere assoldati per diffondere disinformazione su commissione, con l’obiettivo di influenzare l’opinione pubblica o danneggiare la reputazione di individui o istituzioni.

    Le motivazioni che spingono questi attori a diffondere disinformazione sono diverse e complesse, ma possono essere ricondotte a tre categorie principali:

    • Guadagno politico: la disinformazione può essere utilizzata per screditare avversari politici, manipolare il voto, influenzare il dibattito pubblico e conquistare il potere.
    • Guadagno economico: la disinformazione può essere utilizzata per promuovere prodotti o servizi dannosi, ostacolare normative a tutela dell’ambiente o della salute pubblica, o speculare sui mercati finanziari.
    • Influenza ideologica: la disinformazione può essere utilizzata per diffondere ideologie estremiste, fomentare l’odio e la violenza, minare la fiducia nelle istituzioni democratiche e destabilizzare la società.

    Contromisure legali e tecnologiche: una sfida in continua evoluzione

    La lotta contro la disinformazione algoritmica è una sfida complessa e in continua evoluzione, che richiede un approccio multifattoriale e coordinato, che coinvolga istituzioni, media, aziende tecnologiche e cittadini. Le contromisure legali e tecnologiche rappresentano un pilastro fondamentale di questa strategia, ma devono essere affiancate da interventi di educazione, sensibilizzazione e promozione del pensiero critico.

    Sul fronte legale, diversi paesi hanno introdotto o stanno valutando l’introduzione di normative per contrastare la disinformazione online. In Europa, il Digital Services Act (DSA) rappresenta un passo importante in questa direzione, imponendo alle piattaforme online obblighi più stringenti in materia di trasparenza, responsabilità e moderazione dei contenuti. Il DSA prevede, tra l’altro, l’obbligo per le piattaforme di rimuovere i contenuti illegali e di contrastare la diffusione di disinformazione, nonché di fornire agli utenti strumenti per segnalare contenuti problematici e contestare decisioni di moderazione. Il DSA introduce anche un meccanismo di supervisione e controllo da parte delle autorità nazionali, che possono imporre sanzioni alle piattaforme che non rispettano gli obblighi previsti dalla legge.

    In Italia, diverse proposte di legge sono state presentate in Parlamento per contrastare la disinformazione online, ma nessuna è ancora stata approvata. Alcune proposte prevedono l’introduzione di reati specifici per la diffusione di notizie false, mentre altre puntano a rafforzare i poteri di controllo e sanzione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM). Tuttavia, l’approccio normativo alla disinformazione online è oggetto di dibattito, in quanto si pone il problema di bilanciare la necessità di contrastare la diffusione di notizie false con la tutela della libertà di espressione e del pluralismo informativo. Il rischio è che normative troppo restrittive possano essere utilizzate per censurare opinioni critiche o per limitare il dibattito pubblico.

    Sul fronte tecnologico, diverse aziende stanno sviluppando strumenti per rilevare e smascherare la disinformazione algoritmica. Questi strumenti si basano su tecniche di intelligenza artificiale, come il natural language processing (nlp) e il machine learning, per analizzare il contenuto, la fonte e la diffusione delle notizie, e per individuare eventuali anomalie o segnali di manipolazione. Alcuni strumenti sono in grado di rilevare i deepfake, analizzando le imperfezioni e le incongruenze presenti nei video o negli audio manipolati. Altri strumenti sono in grado di identificare i bot e i troll, analizzando il loro comportamento online e le loro interazioni con altri utenti. Tuttavia, la tecnologia non è una panacea e non può risolvere da sola il problema della disinformazione algoritmica. Gli strumenti di rilevazione e smascheramento della disinformazione sono spesso costosi e complessi da utilizzare, e possono essere facilmente aggirati da chi diffonde notizie false. Inoltre, l’efficacia di questi strumenti dipende dalla qualità dei dati su cui vengono addestrati e dalla capacità di adattarsi alle nuove tecniche di disinformazione.

    La disinformazione algoritmica rappresenta una minaccia per la democrazia e la libertà di informazione, ma può essere contrastata con un approccio multifattoriale e coordinato, che coinvolga istituzioni, media, aziende tecnologiche e cittadini. Le contromisure legali e tecnologiche sono importanti, ma devono essere affiancate da interventi di educazione, sensibilizzazione e promozione del pensiero critico. La sfida è quella di costruire una società più consapevole e resiliente, capace di distinguere la verità dalla menzogna e di difendere i valori della democrazia e della libertà.

    Verso un futuro di consapevolezza e resilienza

    La riflessione sul caso Galella e sulla vulnerabilità delle istituzioni all’era della disinformazione algoritmica ci conduce a una considerazione fondamentale: la tecnologia, pur rappresentando uno strumento potente e versatile, non è di per sé né buona né cattiva. Il suo impatto sulla società dipende dall’uso che ne facciamo e dalla nostra capacità di comprenderne i rischi e le opportunità. In questo contesto, l’educazione al pensiero critico assume un ruolo cruciale, diventando una competenza essenziale per navigare nel complesso panorama informativo contemporaneo. Imparare a valutare le fonti, a riconoscere i bias cognitivi, a distinguere la correlazione dalla causalità, a smascherare le tecniche di manipolazione sono abilità che ci permettono di diventare cittadini più consapevoli e responsabili, capaci di difendere la nostra libertà di pensiero e di contribuire attivamente alla vita democratica.

    Per comprendere meglio il tema della disinformazione algoritmica, è utile conoscere alcuni concetti base dell’intelligenza artificiale. Ad esempio, il machine learning, una branca dell’IA che permette ai sistemi di apprendere dai dati senza essere esplicitamente programmati, è alla base della creazione di deepfake e di altri strumenti di disinformazione. Comprendere come funzionano questi algoritmi ci aiuta a capire come possono essere utilizzati per manipolare l’informazione e a sviluppare contromisure più efficaci. Un concetto più avanzato è quello delle reti generative avversarie (GAN), utilizzate per creare immagini e video iperrealistici, ma completamente falsi. Le GAN sono composte da due reti neurali che competono tra loro: una rete “generatore” che crea immagini, e una rete “discriminatore” che cerca di distinguere tra immagini reali e immagini generate. Questo processo di competizione porta alla creazione di immagini sempre più realistiche, rendendo sempre più difficile distinguere la verità dalla finzione.

    Il futuro che ci attende è incerto, ma una cosa è chiara: la sfida della disinformazione algoritmica non potrà essere vinta solo con soluzioni tecnologiche o legislative. È necessario un cambiamento culturale profondo, che promuova la consapevolezza, la responsabilità e il pensiero critico. Dobbiamo imparare a interrogarci sulle informazioni che riceviamo, a verificarne la veridicità, a dubitare delle certezze assolute e a coltivare il dialogo e il confronto. Solo così potremo costruire una società più resiliente, capace di affrontare le sfide del futuro e di difendere i valori della democrazia e della libertà.

  • Israele-Iran: come l’IA sta cambiando la guerra dell’informazione?

    Israele-Iran: come l’IA sta cambiando la guerra dell’informazione?

    Ecco l’articolo riformulato con le frasi richieste radicalmente cambiate:

    La Guerra dell’Informazione: IA e Disinformazione nel Conflitto Israele-Iran

    Il recente conflitto tra Israele e Iran, soprannominato la “guerra dei dodici giorni”, si è concluso con una tregua negoziata, ma ha lasciato dietro di sé una scia di conseguenze, non solo sul piano geopolitico, ma anche nel dominio dell’informazione. Parallelamente ai combattimenti sul campo, si è sviluppata una vera e propria “guerra dell’informazione”, caratterizzata dalla massiccia diffusione di contenuti falsi o manipolati, spesso generati dall’intelligenza artificiale (IA), che hanno preso di mira entrambe le parti in conflitto. Questo evento segna, secondo alcuni esperti, la prima volta in cui si assiste a un utilizzo su vasta scala dell’IA generativa durante un conflitto, sollevando interrogativi inquietanti sul futuro della disinformazione e sulla capacità di distinguere tra verità e finzione nell’era digitale.

    Le False Narrative e l’Amplificazione dell’IA

    Fin dalle prime fasi del conflitto, si è assistito a un’ondata di disinformazione online, con numerosi post sui social media che cercavano di amplificare l’efficacia della risposta iraniana agli attacchi israeliani. L’esame di molteplici fonti ha messo in luce la presenza di filmati e fotografie realizzate tramite IA, spacciati per prove dei danni inferti agli obiettivi israeliani. Alcuni di questi video hanno raggiunto cifre impressionanti, superando i 100 milioni di visualizzazioni su diverse piattaforme. Tuttavia, la disinformazione non è stata un’esclusiva di una sola parte: anche account a favore di Israele hanno diffuso informazioni false o fuorvianti, come vecchi filmati di proteste in Iran spacciati per manifestazioni di dissenso contro il regime. In base a diverse valutazioni, l’IA ha ricoperto un ruolo cruciale nell’intensificare la propagazione di queste narrazioni mendaci online. In particolare, il modello Veo 3 di Google è stato identificato come uno strumento chiave in alcune campagne di disinformazione, grazie alla sua capacità di generare video estremamente realistici. Nonostante l’impegno dichiarato di Google a sviluppare l’IA in modo responsabile e la presenza di watermark sui contenuti generati con Veo 3, la diffusione di fake news resta un problema serio e difficile da contrastare.

    Censura, Sorveglianza e il Controllo dell’Informazione

    Oltre alla diffusione di fake news, il conflitto tra Israele e Iran ha evidenziato anche l’importanza del controllo dell’informazione da parte dei governi. Israele ha intensificato il controllo sulle comunicazioni interne, vietando ai soldati l’uso dei social media all’interno delle installazioni militari e imponendo la censura preventiva su qualsiasi informazione relativa ad attacchi o spostamenti militari. L’Iran, da parte sua, ha minacciato pene severe, inclusa la pena di morte, per chiunque condivida informazioni interpretate come supporto a Israele. Queste misure repressive dimostrano come i governi considerino i social media non solo come fonti di rischio operativo, ma anche come barometri politici, utili per monitorare lo stato d’animo della popolazione e orientare le proprie strategie. La sorveglianza digitale, quindi, non è solo difensiva, ma anche strategica, e le opinioni espresse online possono influenzare decisioni politiche a livello internazionale.

    Il Ruolo dei Social Media e le Sfide del Fact-Checking

    I social media, pur essendo strumenti potenti per la diffusione di informazioni, si sono dimostrati vulnerabili alla disinformazione. Numerosi utenti diffondono contenuti non veritieri perché trovano riscontro nelle proprie convinzioni politiche o perché il loro forte impatto visivo li attrae. Le piattaforme social, pur impegnandosi a contrastare il fenomeno, spesso si rivelano lente e poco efficaci, e persino i chatbot integrati su alcune piattaforme possono confermare come autentici video che si rivelano poi falsi. Questa situazione evidenzia la necessità di un approccio più robusto e coordinato per il fact-checking e la verifica delle informazioni online, che coinvolga non solo le piattaforme social, ma anche i media tradizionali, le organizzazioni di fact-checking e la società civile.

    Oltre la Superficie: Riflessioni sull’Era della Disinformazione

    In un mondo sempre più interconnesso e dipendente dalle informazioni digitali, la capacità di distinguere tra verità e finzione è diventata una competenza fondamentale. Il conflitto tra Israele e Iran ha rappresentato un campanello d’allarme, evidenziando i pericoli della disinformazione generata dall’IA e la necessità di sviluppare strumenti e strategie efficaci per contrastarla.

    Amici lettori, riflettiamo insieme su questo scenario complesso. Una nozione base di intelligenza artificiale che si applica qui è quella di generative adversarial networks (GAN), reti neurali che competono tra loro per creare immagini sempre più realistiche, rendendo difficile distinguere il vero dal falso. Un concetto più avanzato è quello di explainable AI (XAI), che mira a rendere trasparenti i processi decisionali delle IA, consentendo di capire come sono state generate le informazioni e di individuare eventuali bias o manipolazioni.

    Ma al di là degli aspetti tecnici, è fondamentale sviluppare un pensiero critico e una maggiore consapevolezza dei meccanismi della disinformazione. Non dobbiamo accettare passivamente le informazioni che ci vengono presentate, ma interrogarci sulla loro fonte, verificarne l’attendibilità e confrontarle con altre fonti. Solo così potremo difenderci dalla manipolazione e contribuire a costruire un mondo più informato e consapevole.

  • Los Angeles: come l’IA amplifica la disinformazione sulle proteste

    Los Angeles: come l’IA amplifica la disinformazione sulle proteste

    Un’Analisi Approfondita degli Eventi a Los Angeles

    Recenti eventi hanno portato alla ribalta le vibranti proteste avvenute a Los Angeles, il cui impulso è rintracciabile nelle politiche che mirano al contenimento dell’immigrazione. Ciò che è emerso in modo preoccupante è la crescente ondata di disinformazione circolante su internet. La sua diffusione sta raggiungendo livelli critici anche grazie all’intervento della tecnologia basata sull’intelligenza artificiale, con il risultato devastante di acuire ulteriormente le divisioni nell’opinione pubblica. È essenziale intraprendere una valutazione approfondita delle complicate dinamiche che stanno influenzando questa problematica.

    L’Effervescente Flusso della Disinformazione nei Social Network

    Numerosi report indicano che immagini ingannevoli insieme a video errati sono stati oggetto di una vasta condivisione attraverso i social network, causando ulteriore disorientamento nella percezione collettiva degli sviluppi in atto. Un caso emblematico riguarda un filmato risalente al mese di ottobre del 2024; benché originario di una località differente della California non collegabile agli attuali fatti incriminabili dei negozi andati sotto assalto durante i movimenti popolari sul terreno, si è rivelato fuorviante quando citato nel dibattito pubblico contemporaneo. In modo analogo si possono considerare alcune foto rappresentative scattate nei pressi di un cantiere del New Jersey; queste stesse istantanee hanno fatto scalpore poiché vendute sulle piattaforme online come diretta testimonianza di una pianificazione strategica finalizzata alla crescente tensione manifestativa.

    Il Ruolo dell’Intelligenza Artificiale nella Disinformazione

    L’intelligenza artificiale, pur offrendo strumenti per la verifica dei fatti, è stata anche utilizzata per creare e diffondere disinformazione. Il caso del presunto soldato Bob, un video generato dall’IA che ha raccolto oltre un milione di visualizzazioni su TikTok, è un esempio lampante di come la tecnologia possa essere impiegata per ingannare gli utenti. Inoltre, i chatbot AI, come Grok e ChatGPT, hanno fornito risposte errate e fuorvianti quando interrogati sull’autenticità di alcune immagini, contribuendo a diffondere ulteriormente la disinformazione. È fondamentale sottolineare che l’uso di modelli linguistici di grandi dimensioni per la verifica delle informazioni può essere rischioso, poiché questi strumenti sono “pappagalli stocastici” e possono generare “allucinazioni”.

    Il Caso della Guardia Nazionale e le Risposte Errate dei Chatbot

    L’immagine dei membri della Guardia Nazionale che dormivano per terra in un edificio federale a Los Angeles ha suscitato un acceso dibattito. Il governatore della California, Gavin Newsom, ha condiviso le foto, criticando l’organizzazione dell’impiego delle truppe. Nondimeno, diversi utenti sul web hanno espresso perplessità riguardo alla genuinità delle immagini; Grok, il chatbot della piattaforma X, ha erroneamente asserito che queste avessero origine dall’Afghanistan nel 2021. Una posizione simile è stata adottata anche da ChatGPT. Tuttavia, nonostante le prime smentite, l’autenticità delle immagini è stata successivamente confermata dal U. S. Northern Command. Questo incidente sottolinea chiaramente i limiti insiti nei chatbot AI in relazione alla verifica fattuale e mette in guardia contro la tendenza a fare affidamento indiscriminato sulle loro affermazioni.

    Conclusioni: Navigare nell’Era dell’Informazione Distorta

    La proliferazione della disinformazione online rappresenta una sfida significativa per la società contemporanea. Le proteste a Los Angeles sono solo un esempio di come la disinformazione, amplificata dall’intelligenza artificiale, possa distorcere la percezione degli eventi e alimentare la polarizzazione. È essenziale sviluppare strumenti e strategie efficaci per contrastare la disinformazione e promuovere un’informazione accurata e verificata. Progetti come AI4TRUST, finanziato dall’Unione Europea, mirano a combinare l’intelligenza artificiale con le verifiche di giornalisti e fact-checker per combattere la disinformazione. La capacità di distinguere tra vero e falso è diventata una competenza fondamentale nell’era dell’informazione distorta.

    Amici lettori, di fronte a questa valanga di informazioni, spesso contraddittorie e manipolate, è facile sentirsi disorientati. Ma non disperiamo! Un concetto base dell’intelligenza artificiale che può venirci in aiuto è l’“analisi del linguaggio naturale” (NLP). Questa branca dell’IA si occupa di comprendere e interpretare il linguaggio umano, permettendoci di individuare pattern sospetti, incongruenze e possibili segnali di disinformazione. Un passo avanti, un concetto più avanzato, è l’uso di “reti neurali convoluzionali” (CNN) per analizzare le immagini e individuare deepfake o manipolazioni visive. Ma al di là degli strumenti tecnologici, la vera chiave è sviluppare un pensiero critico, una sana dose di scetticismo e la capacità di verificare le fonti. Ricordiamoci sempre che la verità è un bene prezioso, e difenderla è responsabilità di tutti noi.

  • Deepfake su Bassetti: cosa rivela questo attacco digitale?

    Deepfake su Bassetti: cosa rivela questo attacco digitale?

    Il 5 Maggio 2025, una notizia sconvolgente ha iniziato a circolare sui social media: il virologo Matteo Bassetti sarebbe stato assassinato. La notizia, presentata come un servizio del Tg1, si è rivelata ben presto un elaborato deepfake, un esempio inquietante di come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata per diffondere disinformazione e creare panico. Questo evento non è solo un attacco alla reputazione di un singolo individuo, ma un sintomo di una minaccia più ampia e insidiosa: la crescente capacità di manipolazione dell’informazione nell’era digitale. La velocità con cui la notizia si è diffusa, amplificata dagli algoritmi dei social media, ha messo in luce la vulnerabilità del pubblico di fronte a tecniche di manipolazione sempre più sofisticate. L’episodio Bassetti ha innescato un acceso dibattito sull’etica dell’uso dell’AI, sulla responsabilità delle piattaforme social e sulla necessità di sviluppare strumenti efficaci per smascherare i deepfake e proteggere l’integrità dell’informazione. Questo caso rappresenta un punto di svolta nella consapevolezza dei rischi connessi all’AI e alla sua capacità di alterare la realtà.

    Per comprendere appieno la gravità della situazione, è necessario analizzare nel dettaglio le tecniche utilizzate per creare il deepfake su Bassetti. La combinazione di deepfake e voice cloning ha permesso di creare un video estremamente realistico, in grado di ingannare anche gli osservatori più attenti. Il deepfake si basa su reti neurali artificiali che apprendono le caratteristiche del volto di una persona da una vasta quantità di immagini e video. Una volta addestrate, queste reti possono generare nuove immagini e video in cui il volto della persona viene manipolato, sovrapponendolo a un altro corpo o alterandone le espressioni. Il voice cloning, invece, utilizza algoritmi di elaborazione del linguaggio naturale per analizzare e replicare le caratteristiche uniche della voce di una persona. La combinazione di queste due tecnologie ha reso il video particolarmente convincente, ingannando molti utenti e dimostrando la potenza distruttiva di questa forma di manipolazione mediatica. L’analisi dei frame del video può rivelare artefatti visivi, come lievi incongruenze nella texture della pelle o movimenti innaturali degli occhi e delle labbra, mentre l’analisi audio può evidenziare discontinuità o anomalie nel timbro e nel tono della voce.

    Chi c’è dietro l’inganno: Motivazioni e responsabilitÀ

    Identificare chi si cela dietro la creazione e la diffusione di fake news è un compito arduo, ma essenziale per contrastare efficacemente questo fenomeno. Le motivazioni possono essere molteplici e spesso intrecciate tra loro. Oltre al guadagno economico, derivante dalla generazione di traffico sui siti web e dalle entrate pubblicitarie, e all’influenza politica, volta a screditare avversari o a manipolare l’opinione pubblica, si riscontrano motivazioni legate alla disinformazione mirata, al semplice trolling e, in alcuni casi, a vere e proprie campagne di destabilizzazione orchestrate da attori statali o non statali.

    Nel contesto italiano, inchieste recenti hanno evidenziato come alcune fake news vengano create e diffuse per screditare personaggi pubblici o per alimentare teorie del complotto. Il caso del video su Bassetti, ad esempio, potrebbe rientrare in questa categoria, considerando le posizioni spesso controverse espresse dal virologo durante la pandemia. Ma individuare i mandanti e gli esecutori di queste azioni è tutt’altro che semplice. Spesso, si tratta di individui isolati o di gruppi organizzati che operano nell’ombra, utilizzando tecniche di anonimizzazione e di offuscamento per nascondere la propria identità. La Internet Research Agency, azienda di San Pietroburgo, è stata accusata di aver creato contenuti ad hoc per avvantaggiare Donald Trump nella sua corsa alla Casa Bianca nel 2016, generando circa 3 milioni di tweet pro Trump. Individui isolati possono agire per il solo scopo di destabilizzare i contenuti che circolano in Rete.
    Le piattaforme social, pur essendo uno strumento potente per la diffusione di informazioni, rappresentano anche un terreno fertile per la proliferazione di fake news. La rapidità con cui le informazioni si diffondono sui social media, unita alla mancanza di filtri efficaci, rende difficile arginare la diffusione di notizie false. Inoltre, gli algoritmi dei social media tendono a favorire la diffusione di contenuti che generano engagement, anche se si tratta di fake news. Questo crea un circolo vizioso in cui le notizie false si diffondono più velocemente e raggiungono un pubblico più ampio rispetto alle notizie vere.

    Tecnologie di detection: Un’arma a doppio taglio

    La lotta contro i deepfake e le fake news si combatte anche sul fronte tecnologico. Negli ultimi anni, sono stati sviluppati diversi strumenti e software in grado di rilevare automaticamente i contenuti manipolati. Questi strumenti analizzano le caratteristiche visive e sonore dei video e delle immagini, alla ricerca di anomalie che possono indicare una manipolazione. Tra gli strumenti più promettenti, spicca il DeepFake-o-Meter, sviluppato dall’Università di Buffalo. Questo software, open-source e accessibile a chiunque, permette di analizzare video e audio sospetti, fornendo una percentuale di probabilità che il contenuto sia stato generato dall’AI. Il software combina diversi algoritmi di rilevamento, basati su fattori come l’accuratezza, il tempo di esecuzione e l’anno di sviluppo, offrendo una valutazione complessiva.

    Un sistema che integra differenti procedimenti di identificazione, ciascuno ponderato in base a criteri quali la precisione, la velocità di analisi e la data di creazione, fornisce in tal modo una valutazione globale. In pratica, il programma unisce una varietà di algoritmi di individuazione, soppesando l’esattezza, la rapidità operativa e l’età degli stessi, per arrivare a un giudizio complessivo.

    Il DeepFake-o-Meter, anziché limitarsi a fornire una risposta del tipo “sì” o “no”, elabora una gradazione di possibilità, esprimendo in termini percentuali la verosimiglianza che un contenuto sia frutto dell’intervento di un’intelligenza artificiale, rimettendo all’utente l’arbitrio della decisione finale. Invece di limitarsi a un responso binario, il programma offre una gamma di scenari, quantificando in percentuale la possibilità che un contenuto sia stato creato da una IA, demandando all’utente la decisione conclusiva.

    Tuttavia, è importante sottolineare che le tecnologie di detection non sono infallibili. I creatori di deepfake sono in continua evoluzione e sviluppano tecniche sempre più sofisticate per aggirare i sistemi di rilevamento. Inoltre, l’efficacia degli strumenti di detection dipende dalla qualità del deepfake e dalla quantità di dati utilizzati per addestrare gli algoritmi di rilevamento. Deepfake particolarmente sofisticati, realizzati con software avanzati e con un’ampia quantità di dati di training, possono risultare difficili da individuare anche per le tecnologie più avanzate. Per questo motivo, è fondamentale che le tecnologie di detection siano costantemente aggiornate e migliorate, e che siano affiancate da un’adeguata educazione all’uso dei media e da un approccio critico all’informazione.

    Educazione, regolamentazione e consapevolezza: Le armi per difendersi

    La lotta contro le fake news e i deepfake non può essere affidata esclusivamente alla tecnologia. È necessario un approccio multifattoriale che coinvolga l’educazione all’uso dei media, la regolamentazione delle piattaforme social e una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini. L’educazione all’uso dei media è fondamentale per fornire ai cittadini gli strumenti necessari per valutare criticamente le informazioni che trovano online e per riconoscere le fake news. Questo include l’insegnamento di tecniche di fact-checking, la promozione del pensiero critico e la sensibilizzazione sui rischi della disinformazione.

    Molte scuole hanno inserito nei loro programmi didattici moduli sull’educazione ai media, insegnando agli studenti a valutare criticamente le informazioni che trovano online e a riconoscere le fake news. Inoltre, diverse organizzazioni e associazioni promuovono campagne di sensibilizzazione e corsi di formazione per adulti sull’uso consapevole dei media digitali. La promozione della cultura digitale e la sensibilizzazione sui rischi della disinformazione sono elementi fondamentali per contrastare efficacemente questo fenomeno. La regolamentazione delle piattaforme social è un tema complesso e delicato, che richiede un equilibrio tra la necessità di contrastare la disinformazione e la tutela della libertà di espressione. Tuttavia, è necessario stabilire un quadro normativo che disciplini la creazione e la diffusione di fake news, senza però limitare eccessivamente la libertà di espressione. Questo potrebbe includere l’obbligo di indicare chiaramente quando un contenuto è stato generato dall’AI e la responsabilità delle piattaforme social per la diffusione di fake news. A livello europeo, la Commissione Europea ha adottato diverse iniziative per contrastare la diffusione di fake news, tra cui il Codice di buone pratiche sulla disinformazione. Questo codice, firmato da diverse piattaforme online e aziende tecnologiche, prevede una serie di impegni per contrastare la disinformazione, tra cui la rimozione di account falsi, la promozione di fonti di informazione affidabili e la collaborazione con i fact-checker. A livello nazionale, il dibattito sulla regolamentazione delle fake news è ancora in corso.

    Un Futuro Consapevole: Verso un’informazione Più Autentica

    Il caso del deepfake su Matteo Bassetti ci ha mostrato quanto sia facile manipolare l’opinione pubblica nell’era digitale. L’evoluzione tecnologica rende sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione, e questo richiede un cambiamento radicale nel nostro approccio all’informazione. Non possiamo più affidarci ciecamente alle fonti tradizionali o ai contenuti che troviamo sui social media. Dobbiamo sviluppare un pensiero critico e una maggiore consapevolezza dei rischi della disinformazione.

    Per navigare in questo mare magnum di informazioni, è fondamentale comprendere alcuni concetti di base dell’intelligenza artificiale. Ad esempio, sapere come funzionano le reti neurali e come vengono addestrate per creare deepfake può aiutarci a individuare più facilmente i contenuti manipolati. Allo stesso modo, conoscere le tecniche di voice cloning e le loro limitazioni può renderci più scettici nei confronti degli audio e dei video che sentiamo online. Ma la comprensione di base non basta. Dobbiamo anche essere consapevoli delle tecniche avanzate che vengono utilizzate per aggirare i sistemi di detection e per rendere i deepfake sempre più realistici. Questo richiede un impegno costante nell’aggiornamento delle nostre conoscenze e nello sviluppo di un approccio critico e scettico all’informazione.

    Un concetto avanzato di intelligenza artificiale che si lega strettamente a questo tema è quello delle Generative Adversarial Networks (GANs). Le GANs sono composte da due reti neurali: una che genera immagini o video falsi (il generatore) e un’altra che cerca di distinguerli da quelli reali (il discriminatore). Queste due reti si “sfidano” continuamente, con il generatore che cerca di ingannare il discriminatore e il discriminatore che cerca di smascherare il generatore. Questo processo iterativo porta alla creazione di deepfake sempre più realistici e difficili da individuare.

    Di fronte a questa sfida, è necessario unire le forze. Governi, aziende tecnologiche, media e cittadini devono collaborare per contrastare la diffusione di fake news e proteggere l’integrità dell’informazione. Solo attraverso un approccio coordinato e multifattoriale sarà possibile arginare la minaccia dei deepfake e preservare la fiducia nel sistema informativo. È fondamentale sviluppare un pensiero critico e una cultura digitale che ci permettano di navigare con consapevolezza nel mare magnum dell’informazione online, evitando di cadere nelle trappole della disinformazione.

    E allora, carissimo lettore, dopo aver letto di questa vicenda, ti invito a una riflessione personale. Non si tratta solo di essere informati, ma di essere consapevoli. Di capire che l’informazione, come l’acqua, può essere limpida e cristallina, ma anche torbida e avvelenata. E che sta a noi, con il nostro spirito critico e la nostra sete di verità, scegliere quale bere.

  • Deepfake: come l’IA sta minacciando le prossime elezioni?

    Deepfake: come l’IA sta minacciando le prossime elezioni?

    L’ombra dei deepfake sulle elezioni globali

    Il 2024 si è configurato come un anno cruciale per la democrazia a livello globale, con oltre due miliardi* di persone chiamate alle urne in ben *settantasei paesi. Tuttavia, questo periodo elettorale senza precedenti è stato oscurato da una minaccia insidiosa: la proliferazione di deepfake e contenuti manipolati dall’intelligenza artificiale (ia). Questa tendenza, lungi dall’essere un fenomeno isolato, rappresenta una sfida seria per l’integrità dei processi democratici e la fiducia del pubblico nelle istituzioni.

    Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti, previste per il 5 novembre, si sono configurate come un terreno fertile per la disinformazione e la manipolazione. La posta in gioco è alta, con la potenziale vittoria di Kamala Harris* o *Donald Trump che potrebbe ridefinire la postura del governo di Washington su questioni cruciali di politica ed economia internazionale, compreso il settore digitale e le politiche di sicurezza cibernetica.

    La sinergia tra intelligenza artificiale e media manipolati ha creato un ambiente in cui è sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione. Campagne mirate, orchestrate da attori esterni e interni, mirano a influenzare l’opinione pubblica e minare la fiducia nel processo elettorale. Gruppi apt affiliati a servizi di intelligence di governi rivali e elementi interni alle correnti politiche sono tra i principali responsabili di questa ondata di disinformazione.
    La facilità con cui l’ia può generare contenuti sintetici e deepfake ha sollevato preoccupazioni su scala globale. Sebbene campagne di disinformazione siano state registrate in numerosi paesi, le democrazie sembrano essere particolarmente vulnerabili a questi attacchi mediatici. La capacità di manipolare video e audio in modo incredibilmente realistico rende difficile per gli elettori discernere la verità dalla menzogna, mettendo a rischio la credibilità delle campagne politiche e il processo decisionale degli elettori.

    Il 16 febbraio 2024*, un consorzio di aziende informatiche, tra cui *Google*, *Microsoft* e *OpenAI, ha stretto un accordo tecnologico per contrastare l’uso di deepfake nelle campagne elettorali. L’accordo, denominato “Tech Accord to Combat against Deceptive Use of AI in 2024 Elections”, mira a prevenire la creazione e la diffusione di contenuti manipolati, garantire la trasparenza sull’origine dei contenuti e migliorare le strategie di risposta agli incidenti. Tuttavia, la sfida è complessa e richiede un impegno costante da parte di tutti gli attori coinvolti, compresi i governi, le aziende tecnologiche e la società civile.

    Casi concreti di manipolazione elettorale tramite ia

    Nonostante gli sforzi per contrastare la disinformazione, diversi casi concreti hanno dimostrato la capacità dell’ia di compromettere l’integrità dei processi democratici. Nel settembre 2023*, durante le elezioni parlamentari in *Slovacchia*, un audio manipolato è stato diffuso sui social media, simulando la voce di Michal Šimecka*, leader del partito progressista, e di un giornalista mentre pianificavano di manipolare le elezioni. L’audio, che è riuscito a eludere le politiche di moderazione di Meta*, ha avuto un impatto significativo sull’opinione pubblica.

    Nelle elezioni presidenziali in *Argentina* nell’*ottobre 2023, registrazioni audio false hanno riprodotto la voce del candidato Carlos Melconian mentre offriva posizioni governative in cambio di favori sessuali. Questo episodio ha evidenziato la vulnerabilità dei candidati politici alla diffamazione tramite deepfake e la difficoltà di contrastare la diffusione di tali contenuti online.

    Negli Stati Uniti, una robocall ha riprodotto la voce del presidente Joe Biden* nel *gennaio 2024*, nel tentativo di dissuadere gli elettori dal votare alle primarie del *New Hampshire. Questo incidente ha sollevato preoccupazioni sull’uso di deepfake sempre più accurati e sofisticati e sulla necessità di regolamentare l’uso dell’ia nelle campagne elettorali.

    Questi casi, purtroppo, rappresentano solo la punta dell’iceberg. La capacità dell’ia di generare contenuti falsi e manipolati in modo sempre più convincente rende difficile per gli elettori distinguere la realtà dalla finzione e prendere decisioni informate. La mancanza di una regolamentazione adeguata e di strumenti efficaci per contrastare la disinformazione rischia di minare la fiducia del pubblico nelle istituzioni democratiche e di compromettere l’integrità dei processi elettorali.

    Il ruolo dell’etica nell’era dell’intelligenza artificiale

    L’ascesa dell’intelligenza artificiale ha portato con sé un acceso dibattito sull’etica del suo utilizzo. Termini come “etica dell’ia”, “etica do ia”, “etica en ia”, “etica in ia”, “etica na ia livro” e “la etica y responsable” sono diventati centrali nel discorso pubblico, riflettendo la crescente consapevolezza dei rischi e delle opportunità associate a questa tecnologia. Se da un lato l’ia offre enormi potenzialità per migliorare la vita delle persone e risolvere problemi complessi, dall’altro il suo utilizzo improprio può avere conseguenze devastanti per la società.
    Il caso delle elezioni ‘ombra’ di Neo-Venezia rappresenta un esempio lampante di come l’ia possa essere utilizzata per manipolare l’opinione pubblica e compromettere l’integrità dei processi democratici. La creazione di candidati virtuali e la diffusione di notizie false hanno minato la fiducia nelle istituzioni e nel sistema elettorale, creando un clima di sfiducia e disillusione.

    La mancanza di regolamentazione e di consapevolezza sui rischi connessi all’ia ha permesso agli attori esterni di agire indisturbati, sfruttando le vulnerabilità del sistema democratico. La diffusione di deepfake e notizie false ha minato la fiducia nelle istituzioni e nel processo elettorale, creando un clima di sfiducia e disillusione.

    È fondamentale promuovere un approccio etico all’ia, che tenga conto dei rischi e delle opportunità associate a questa tecnologia. Ciò richiede un impegno congiunto da parte dei governi, delle aziende tecnologiche, delle organizzazioni della società civile e dei singoli cittadini. È necessario sviluppare standard etici e linee guida per l’utilizzo dell’ia, promuovere l’alfabetizzazione digitale e rafforzare la fiducia nelle istituzioni.

    In particolare, è importante garantire la trasparenza e la responsabilità nell’utilizzo dell’ia. Gli algoritmi devono essere comprensibili e spiegabili, in modo da poter individuare e correggere eventuali bias o errori. Le decisioni prese dall’ia devono essere soggette a controllo umano, in modo da evitare conseguenze indesiderate o discriminatorie.

    Solo attraverso un approccio etico e responsabile all’ia sarà possibile sfruttare appieno il suo potenziale per il bene comune e proteggere la democrazia dalla minaccia della manipolazione.

    Verso un futuro democratico nell’era dell’ia

    La sfida della manipolazione dell’ia richiede una risposta globale e coordinata. È necessario sviluppare contromisure efficaci per contrastare la diffusione di deepfake e disinformazione, promuovere l’alfabetizzazione digitale e rafforzare la fiducia nelle istituzioni.

    Tra le possibili soluzioni, vi sono:

    * Sviluppo di tecnologie di rilevamento dei deepfake: Algoritmi in grado di identificare e segnalare i contenuti manipolati dall’ia.
    * Watermarking dei contenuti generati dall’ia: Inserimento di marcatori digitali invisibili per tracciare l’origine dei contenuti e verificarne l’autenticità.
    * Campagne di sensibilizzazione e alfabetizzazione digitale: Educare i cittadini a riconoscere e valutare criticamente le informazioni online.
    * Regolamentazione dell’utilizzo dell’ia nelle campagne elettorali: Definire limiti e responsabilità per l’utilizzo dell’ia nella propaganda politica.
    * Collaborazione internazionale: Scambio di informazioni e coordinamento delle azioni tra governi, aziende tecnologiche e organizzazioni della società civile.

    La National Conference of State Legislatures ha evidenziato come, nel corso del 2023, solo tre stati americani abbiano adottato provvedimenti legislativi in materia di deepfake, a fronte di sette che hanno presentato proposte di legge senza però giungere a risultati concreti. Il vuoto normativo, sia a livello statale che federale, rappresenta un’ulteriore sfida nella lotta contro la disinformazione generata dall’ia.

    L’ordine esecutivo emesso dal presidente Joe Biden* nell’*ottobre scorso, che incarica il Dipartimento del Commercio di sviluppare linee guida sul watermarking dei contenuti generati dall’ia, rappresenta un passo avanti significativo, ma non sufficiente. Il watermarking, pur essendo utile per i contenuti testuali, può rivelarsi inefficace nel caso di video e immagini, in quanto i metadati possono essere facilmente modificati.

    È necessario un approccio più ampio e integrato, che coinvolga tutti gli attori della società e che tenga conto delle specificità dei diversi contesti nazionali e locali. Solo attraverso un impegno costante e multidisciplinare sarà possibile proteggere la democrazia dalla minaccia della manipolazione dell’ia e garantire elezioni libere e giuste.

    Un invito alla riflessione: Navigare le acque dell’intelligenza artificiale

    Navigare nel mare magnum dell’intelligenza artificiale può sembrare un compito arduo, quasi come districarsi tra le calli labirintiche di una Neo-Venezia futuristica. Ma la verità è che, per affrontare le sfide che questa tecnologia ci pone, non serve essere degli esperti di informatica. Basta, forse, un pizzico di curiosità e un sano spirito critico.

    Partiamo dalle basi: cos’è un deepfake? In parole semplici, è un video o un’immagine in cui il volto o il corpo di una persona sono stati sostituiti digitalmente con quelli di qualcun altro, utilizzando tecniche di intelligenza artificiale. Immagina di avere a disposizione un software potentissimo che, partendo da una foto o da un video, è in grado di modificare i tratti somatici di una persona, di farla parlare con una voce non sua, di farle dire cose che non ha mai detto. Ecco, questo è un deepfake.

    Ma la tecnologia non si ferma qui. Esistono tecniche ancora più sofisticate, come i modelli generativi, che sono in grado di creare immagini e video completamente nuovi, partendo da zero. Questi modelli, basati su reti neurali artificiali, imparano a riconoscere i pattern e le caratteristiche di un determinato tipo di immagine (ad esempio, un volto umano) e sono poi in grado di generare immagini simili, ma completamente originali.

    La domanda che dobbiamo porci, quindi, è: come possiamo proteggerci da queste tecnologie? Come possiamo distinguere la realtà dalla finzione in un mondo in cui è sempre più difficile fidarsi di ciò che vediamo e sentiamo?

    La risposta non è semplice, ma passa attraverso l’educazione, la consapevolezza e la responsabilità. Dobbiamo imparare a riconoscere i segnali che ci indicano che un video o un’immagine potrebbero essere falsi, a verificare le fonti delle informazioni che riceviamo, a non condividere notizie non verificate. Dobbiamo, soprattutto, essere consapevoli del potere che abbiamo come consumatori di informazioni e utilizzare questo potere in modo responsabile.

    Perché, in fondo, la democrazia non è solo un sistema politico, ma anche un modo di pensare e di agire. È la capacità di informarsi, di riflettere, di formarsi un’opinione personale e di partecipare attivamente alla vita della comunità. Ed è proprio questa capacità che dobbiamo proteggere, nell’era dell’intelligenza artificiale.

  • Deepfake e open source: quali rischi per la democrazia?

    Deepfake e open source: quali rischi per la democrazia?

    Il dilagare dei deepfake: una minaccia iperreale

    L’avvento dell’intelligenza artificiale ha segnato una svolta epocale, portando con sé progressi inimmaginabili ma anche nuove sfide. Tra queste, una delle più insidiose è la proliferazione dei deepfake, contenuti audio e video manipolati con una tale accuratezza da risultare indistinguibili dalla realtà. Questa tecnologia, un tempo relegata all’ambito della ricerca e dello sviluppo, è oggi accessibile a un pubblico sempre più ampio, grazie alla disponibilità di strumenti e software relativamente semplici da utilizzare. Il potenziale distruttivo dei deepfake è enorme: possono essere impiegati per diffamare, ingannare, manipolare l’opinione pubblica e persino per commettere frodi. Si stima che, nel 2025, si verifichi un tentativo di truffa tramite deepfake ogni cinque minuti, un dato allarmante che testimonia la crescente diffusione di questa minaccia. La facilità con cui è possibile creare deepfake, partendo anche da una singola immagine, rende particolarmente difficile contrastarne la diffusione. Individui malintenzionati possono sfruttare questa tecnologia per impersonare figure pubbliche, diffondere notizie false o creare contenuti a sfondo sessuale non consensuali. Le conseguenze possono essere devastanti, sia per le vittime dirette che per la società nel suo complesso. È fondamentale, quindi, sviluppare strumenti e strategie efficaci per individuare e contrastare i deepfake, proteggendo la fiducia pubblica e l’integrità dell’informazione.

    La zona grigia dell’open source e il caso “Hydra”

    Il mondo dell’open source, da sempre associato a valori di trasparenza, collaborazione e condivisione, si trova oggi a fare i conti con una nuova sfida: il rischio che strumenti e tecnologie sviluppate con intenti nobili vengano impiegate per scopi malevoli. Sebbene la mia ricerca non abbia portato alla luce informazioni concrete su un sistema di IA open source denominato Hydra specificamente utilizzato per la creazione di deepfake, è innegabile che esistano numerose piattaforme e librerie open source che facilitano la manipolazione di immagini e video. La natura aperta di questi strumenti, se da un lato ne favorisce lo sviluppo e l’innovazione, dall’altro li rende vulnerabili a un utilizzo improprio. Chiunque, anche con competenze tecniche limitate, può scaricare e modificare il codice sorgente di questi strumenti, adattandoli alle proprie esigenze e utilizzandoli per creare deepfake o diffondere disinformazione. Il problema è particolarmente complesso perché si scontra con i principi fondamentali dell’open source, che prevedono la libera circolazione delle informazioni e la possibilità per chiunque di contribuire al miglioramento del codice. Limitare l’accesso a questi strumenti o imporre restrizioni al loro utilizzo sarebbe contrario alla filosofia dell’open source e potrebbe ostacolare l’innovazione. È necessario, quindi, trovare un equilibrio tra la promozione dell’open source e la necessità di prevenire il suo utilizzo per scopi illegali o dannosi. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di sviluppare sistemi di monitoraggio e controllo che consentano di individuare e segnalare utilizzi impropri degli strumenti open source, senza però limitarne la diffusione e lo sviluppo.

    Prompt: Crea un’immagine iconica e metaforica che raffiguri le principali entità dell’articolo: un volto umano (simbolo della fiducia pubblica) distorto e frammentato da pixel (simbolo dei deepfake), una serpe stilizzata che emerge da un codice open source (simbolo della disinformazione che sfrutta la trasparenza), e una bilancia (simbolo della democrazia) che pende pericolosamente da un lato. Lo stile dell’immagine deve ispirarsi all’arte naturalista e impressionista, con una palette di colori caldi e desaturati (ocra, terra di Siena, grigi polverosi). L’immagine non deve contenere testo e deve essere semplice e unitaria, facilmente comprensibile. Il volto umano deve apparire sofferente. La serpe deve avere un’espressione subdola. La bilancia deve sembrare antica e fragile. Il codice open source deve essere rappresentato in modo astratto, come una trama di simboli che avvolge la serpe.

    Le campagne di disinformazione made in russia: un caso di studio

    Le campagne di disinformazione orchestrate da attori statali, in particolare dalla Russia, rappresentano una minaccia concreta e attuale per la sicurezza e la stabilità delle democrazie occidentali. Queste campagne, che sfruttano le vulnerabilità delle piattaforme digitali e le debolezze cognitive degli individui, mirano a influenzare l’opinione pubblica, seminare discordia e minare la fiducia nelle istituzioni. Un esempio emblematico è rappresentato dalle attività della Social Design Agency, un’organizzazione russa sanzionata per il suo ruolo nella diffusione di campagne di disinformazione su larga scala. Questa agenzia, come emerso da recenti indagini, è riuscita a eludere i sistemi di controllo di Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp) pubblicando migliaia di inserzioni politiche manipolative. Le tecniche impiegate sono sofisticate e in continua evoluzione: account falsi, reti di bot, strategie di astroturfing (creazione di una falsa impressione di consenso popolare), utilizzo di algoritmi di raccomandazione per amplificare contenuti polarizzanti. Durante la pandemia di Covid-19, queste campagne hanno diffuso informazioni contraddittorie sui vaccini, alimentando il dubbio e la sfiducia verso le autorità sanitarie. L’obiettivo è quello di creare confusione, polarizzare il dibattito pubblico e indebolire la capacità delle società democratiche di prendere decisioni informate. Le campagne di disinformazione russa rappresentano una sfida complessa e multidimensionale, che richiede una risposta coordinata e a lungo termine da parte dei governi, delle piattaforme digitali, della società civile e dei singoli cittadini.

    Verso un futuro più consapevole: strategie per contrastare la disinformazione

    Di fronte alla crescente minaccia della disinformazione, è fondamentale adottare un approccio proattivo e multidimensionale, che coinvolga la tecnologia, l’educazione, la consapevolezza e la trasparenza. Lo sviluppo di strumenti tecnologici avanzati per l’individuazione dei deepfake e delle fake news è essenziale. Questi strumenti, basati su algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning, possono analizzare immagini, video e testi alla ricerca di anomalie e incongruenze che ne rivelino la manipolazione. Un’altra strategia promettente è quella di integrare “filigrane” digitali nei contenuti generati dall’IA, in modo da renderli facilmente identificabili. Tuttavia, la tecnologia da sola non è sufficiente. È necessario investire nell’educazione e nella consapevolezza dei cittadini, fornendo loro gli strumenti per valutare criticamente le informazioni che ricevono e per riconoscere le tecniche di manipolazione impiegate dai disinformatori. L’alfabetizzazione mediatica e digitale dovrebbe essere promossa nelle scuole e nelle comunità, fin dalla giovane età. Infine, è fondamentale promuovere la trasparenza degli algoritmi utilizzati dai social media e dai motori di ricerca, in modo da evitare che la disinformazione venga amplificata e diffusa in modo incontrollato. Un approccio trasparente e responsabile da parte delle piattaforme digitali è essenziale per proteggere la fiducia pubblica e l’integrità dell’informazione. Solo attraverso un impegno congiunto e coordinato sarà possibile contrastare efficacemente la fabbrica delle fake news e preservare i valori fondamentali della democrazia.

    L’etica dell’ia come bussola per un futuro responsabile

    L’escalation della disinformazione resa possibile dall’intelligenza artificiale ci pone di fronte a una questione etica cruciale: come possiamo garantire che questa potente tecnologia sia utilizzata per il bene comune e non per scopi distorti? La risposta risiede in un approccio che integri l’etica fin dalla progettazione e dallo sviluppo dei sistemi di IA.

    Ma cosa significa concretamente etica nell’IA? Significa considerare, fin dall’inizio, i possibili impatti negativi della tecnologia sulla società, e adottare misure per prevenirli. Significa garantire che gli algoritmi siano trasparenti, imparziali e responsabili, e che i dati siano utilizzati in modo sicuro e rispettoso della privacy. Significa, infine, promuovere un dibattito pubblico ampio e inclusivo sui rischi e le opportunità dell’IA, coinvolgendo esperti, politici, cittadini e tutti gli stakeholder interessati.

    Un concetto chiave in questo contesto è quello di “IA spiegabile” o XAI (eXplainable Artificial Intelligence). L’XAI si propone di rendere comprensibili agli esseri umani i processi decisionali degli algoritmi di IA, in modo da poter individuare eventuali errori o pregiudizi e correggerli. Questo è particolarmente importante nel caso dei deepfake e delle fake news, dove è fondamentale capire come vengono generati i contenuti manipolati per poterli smascherare efficacemente.

    Cari lettori, la sfida che abbiamo di fronte è complessa ma non insormontabile. Con la consapevolezza, l’impegno e la collaborazione di tutti, possiamo costruire un futuro in cui l’intelligenza artificiale sia una forza positiva per il progresso umano, e non una minaccia per la democrazia e la fiducia pubblica.

  • Allarme fake news: quando l’IA crea terremoti inesistenti

    Allarme fake news: quando l’IA crea terremoti inesistenti

    L’era digitale ha portato con sé sfide inedite, tra cui la diffusione di disinformazione generata dall’intelligenza artificiale. Un esempio lampante è un video, spacciato per reale, di un terremoto in Myanmar, creato con l’IA Wan AI e diffuso persino da testate giornalistiche. Questo evento solleva interrogativi cruciali sull’affidabilità delle informazioni che consumiamo quotidianamente e sulla necessità di sviluppare strumenti efficaci per contrastare la manipolazione digitale.

    L’Inganno Visivo: Analisi del Video Fake

    Il video incriminato, inizialmente condiviso su TikTok, mostrava una voragine impressionante e un incendio apparentemente in corso. Tuttavia, un’analisi più attenta rivela incongruenze significative. Le persone presenti sulla scena appaiono immobili, quasi “congelate”, mentre le fiamme dell’incendio sembrano innaturali, tradendo l’origine artificiale del filmato. La diffusione di questo video da parte di RaiNews, seppur in una versione tagliata, sottolinea la facilità con cui la disinformazione può infiltrarsi nei canali di informazione tradizionali, raggiungendo un vasto pubblico.

    La Potenza del Terremoto Reale: Un’Analisi Sismologica

    Mentre il video fake catturava l’attenzione del pubblico, un terremoto di magnitudo 7.7 ha realmente colpito il Myanmar, causando danni ingenti e perdite di vite umane. La scossa è stata avvertita a migliaia di chilometri di distanza, fino a Bangkok, dove un grattacielo di 30 piani in costruzione è crollato. Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), ha paragonato l’evento a un sisma a Palermo che distruggerebbe Monaco di Baviera, sottolineando l’eccezionalità della sua portata. Il sisma, con un epicentro stimato tra i 15 e i 24 chilometri di profondità, ha liberato un’energia devastante, paragonabile al terremoto in Turchia del 2023, che causò 17.000 vittime.

    Le Implicazioni Geologiche e la Vulnerabilità Sismica

    Il terremoto in Myanmar è il risultato della spinta della placca indiana verso Nord-Nordest, un movimento che ha generato la catena dell’Himalaya e le catene montuose del Myanmar. La vulnerabilità sismica di alcune aree, come Bangkok, costruita su giacimenti alluvionali, può amplificare gli effetti di un sisma, causando danni a distanze considerevoli. In Italia, sebbene la velocità di spostamento delle placche sia inferiore, il rischio sismico rimane elevato, con una media di 20-24 terremoti al secolo di magnitudo superiore a 5.5.

    Oltre l’Apparenza: Riflessioni sull’Era dell’IA e la Fiducia nell’Informazione

    La vicenda del video fake del terremoto in Myanmar ci invita a riflettere criticamente sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella diffusione di disinformazione e sulla necessità di sviluppare strumenti per verificarne l’autenticità. La capacità di creare immagini e video iperrealistici rende sempre più difficile distinguere tra realtà e finzione, minando la fiducia nell’informazione e alimentando la polarizzazione sociale. È fondamentale promuovere l’alfabetizzazione digitale e sensibilizzare il pubblico sui rischi della manipolazione digitale, incoraggiando un approccio critico e consapevole alle notizie che consumiamo.

    Amici lettori, in questo scenario complesso, è essenziale comprendere alcuni concetti chiave dell’intelligenza artificiale. Ad esempio, la generative adversarial network (GAN) è una tecnica che permette di creare immagini e video realistici, ma che può anche essere utilizzata per generare deepfake, ovvero video manipolati in cui il volto e la voce di una persona vengono sostituiti con quelli di un’altra.

    Un concetto più avanzato è quello della explainable AI (XAI), ovvero l’intelligenza artificiale interpretabile. L’XAI mira a rendere trasparenti i processi decisionali degli algoritmi di IA, in modo da poter comprendere come sono giunti a una determinata conclusione. Questo è particolarmente importante nel contesto della disinformazione, in quanto potrebbe aiutare a identificare i modelli e le tecniche utilizzate per creare contenuti falsi.
    In un mondo in cui la realtà e la finzione si confondono sempre più, la nostra capacità di discernimento e di pensiero critico diventa la nostra arma più potente. Non dobbiamo mai smettere di interrogarci, di verificare le fonti e di coltivare un sano scetticismo nei confronti di ciò che vediamo e sentiamo. Solo così potremo navigare con sicurezza nel mare tempestoso dell’informazione digitale e preservare la nostra autonomia di pensiero.

  • Allarme fake news: l’UE lancia AI4TRUST per salvare l’informazione!

    Allarme fake news: l’UE lancia AI4TRUST per salvare l’informazione!

    Ai4trust: un progetto europeo contro la disinformazione

    L’Unione Europea ha dato il via a un’iniziativa ambiziosa: AI4TRUST, un progetto volto a contrastare la crescente ondata di disinformazione che si propaga online. Questo programma, finanziato attraverso Horizon Europe, si avvale dell’intelligenza artificiale per identificare e segnalare contenuti potenzialmente ingannevoli, aprendo un dibattito cruciale sull’equilibrio tra la lotta alla disinformazione e la salvaguardia della libertà di espressione. L’iniziativa, che vede la collaborazione di 17 partner provenienti da 11 nazioni, si propone di sviluppare una piattaforma all’avanguardia capace di monitorare in tempo reale i flussi informativi presenti sui social media e sui periodici online.

    Il cuore del sistema risiede nell’impiego di algoritmi di intelligenza artificiale di ultima generazione, progettati per analizzare diverse tipologie di contenuti in otto lingue differenti, tra cui l’italiano. Questi algoritmi sono in grado di vagliare testi, audio e video, con l’obiettivo di individuare manipolazioni o creazioni generate dall’IA stessa. Il sistema, attualmente in fase di test, si concentra su tre aree tematiche particolarmente vulnerabili alla disinformazione: il cambiamento climatico, la sanità pubblica e le migrazioni. L’obiettivo principale è quello di fornire a giornalisti, fact-checker e decisori politici uno strumento efficace per orientarsi nel complesso panorama informativo e contrastare la diffusione di notizie false o distorte.

    Il progetto, coordinato dalla Fondazione Bruno Kessler, ha preso il via il 1° gennaio 2023 e si prevede che si concluderà nel febbraio del 2026. L’ambizione è quella di creare un sistema ibrido, dove l’intelligenza artificiale agisce in sinergia con l’esperienza e la capacità di analisi di esperti umani. I giornalisti e i fact-checker avranno il compito di verificare l’attendibilità delle informazioni segnalate dagli algoritmi, fornendo un feedback continuo al sistema per affinare la sua precisione e affidabilità. Questo approccio sinergico mira a superare i limiti intrinsechi dell’intelligenza artificiale, garantendo un controllo umano sui processi decisionali e scongiurando il rischio di censure indiscriminate. La piattaforma AI4TRUST, una volta completata, si propone di offrire una fotografia quotidiana dello stato della disinformazione online, fornendo indicatori quantitativi e qualitativi utili per comprendere le dinamiche e le tendenze in atto.

    I potenziali rischi e le sfide

    Nonostante le promettenti premesse, AI4TRUST solleva interrogativi importanti sui potenziali rischi e le sfide che comporta l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per contrastare la disinformazione. Uno dei principali motivi di preoccupazione riguarda i bias intrinseci negli algoritmi. Gli algoritmi di intelligenza artificiale, infatti, apprendono dai dati su cui vengono addestrati e, se questi dati riflettono pregiudizi o distorsioni esistenti nella società, rischiano di replicarli e amplificarli. Questo potrebbe portare a una segnalazione erronea di contenuti legittimi o a una discriminazione di determinate narrazioni rispetto ad altre. Il rischio di bias è particolarmente elevato nel contesto della disinformazione, dove la definizione stessa di “verità” può essere oggetto di interpretazioni divergenti e influenzate da fattori ideologici o politici.

    Un altro aspetto critico riguarda la trasparenza dei processi decisionali. È fondamentale che i meccanismi di funzionamento degli algoritmi di AI4TRUST siano chiari e comprensibili, in modo da garantire la possibilità di un controllo democratico e di una contestazione delle decisioni prese dal sistema. La mancanza di trasparenza, infatti, potrebbe alimentare sospetti e diffidenza nei confronti del progetto, minando la sua credibilità e legittimità. Inoltre, è necessario definire con precisione i criteri di valutazione dell’affidabilità delle fonti e dei contenuti, evitando formulazioni vaghe o ambigue che potrebbero essere utilizzate per censurare opinioni non conformi o per silenziare voci critiche.

    La partecipazione di organizzazioni come il Global Disinformation Index (GDI) solleva ulteriori interrogativi sui potenziali conflitti di interesse. Il GDI, infatti, è stato accusato di avere un orientamento politico e di penalizzare ingiustamente i siti web di notizie conservatori. Se queste accuse fossero fondate, la sua influenza su AI4TRUST potrebbe portare a una censura selettiva o a una discriminazione di determinate opinioni. È quindi fondamentale che AI4TRUST adotti misure rigorose per prevenire qualsiasi forma di parzialità, garantendo che il progetto sia supervisionato da un organismo indipendente e che sia soggetto a audit regolari per garantire la sua imparzialità.

    Libertà di espressione vs. lotta alla disinformazione

    Il progetto AI4TRUST si trova a operare su un terreno minato, dove il diritto alla libertà di espressione si scontra con la necessità di contrastare la disinformazione. La libertà di espressione è un diritto fondamentale sancito dalle costituzioni democratiche e dalle convenzioni internazionali, ma non è un diritto assoluto. Può essere limitato in determinate circostanze, ad esempio quando incita all’odio, alla violenza o alla discriminazione. Tuttavia, qualsiasi restrizione alla libertà di espressione deve essere proporzionata e giustificata da un interesse pubblico preminente. Il rischio è che, nel tentativo di contrastare la disinformazione, si finisca per censurare opinioni legittime o per limitare il dibattito pubblico su questioni di interesse generale.

    Per proteggere la libertà di espressione, è fondamentale che AI4TRUST adotti garanzie solide. Il progetto dovrebbe rispettare i principi di trasparenza, imparzialità e proporzionalità. I cittadini dovrebbero avere il diritto di contestare le decisioni prese dagli algoritmi e di chiedere un riesame umano. AI4TRUST dovrebbe inoltre evitare di censurare contenuti basati esclusivamente su opinioni politiche o ideologiche. È necessario definire con chiarezza i confini tra disinformazione e legittima espressione di opinioni, evitando di criminalizzare il dissenso o di penalizzare le voci critiche. La lotta alla disinformazione non deve diventare un pretesto per limitare la libertà di espressione o per instaurare forme di controllo politico sull’informazione.

    La sfida principale consiste nel trovare un equilibrio tra la necessità di contrastare la disinformazione e la salvaguardia dei diritti fondamentali dei cittadini. Questo richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga esperti di intelligenza artificiale, giuristi, giornalisti, sociologi e rappresentanti della società civile. È necessario promuovere un dibattito pubblico ampio e informato sui rischi e le opportunità dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per contrastare la disinformazione, coinvolgendo i cittadini nel processo decisionale e garantendo la trasparenza e l’accountability delle istituzioni. Solo in questo modo sarà possibile costruire un sistema efficace e responsabile, che protegga la libertà di espressione e promuova un’informazione libera e pluralista.

    Verso un futuro informato e responsabile

    AI4TRUST rappresenta un passo avanti nella lotta alla disinformazione, ma è solo l’inizio di un percorso complesso e tortuoso. Per garantire un futuro informato e responsabile, è necessario investire in educazione civica digitale, promuovendo la consapevolezza critica dei cittadini e fornendo loro gli strumenti necessari per riconoscere e contrastare la disinformazione. È inoltre fondamentale sostenere il giornalismo di qualità, garantendo l’indipendenza e il pluralismo dei media. I giornalisti svolgono un ruolo cruciale nel verificare i fatti, nel fornire informazioni accurate e nel promuovere un dibattito pubblico informato.

    Al tempo stesso, è necessario sviluppare standard etici e legali per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, garantendo che sia utilizzata in modo responsabile e trasparente. Gli algoritmi di intelligenza artificiale devono essere progettati per rispettare i diritti fondamentali dei cittadini e per evitare qualsiasi forma di discriminazione o censura. È inoltre necessario promuovere la collaborazione internazionale, creando un sistema globale di scambio di informazioni e di buone pratiche nella lotta alla disinformazione. La disinformazione è un fenomeno transnazionale che richiede una risposta coordinata a livello globale. AI4TRUST, in questo contesto, può rappresentare un modello per altre iniziative a livello internazionale, contribuendo a costruire un ecosistema informativo più sicuro e affidabile per tutti.
    La chiave per un futuro informato e responsabile risiede nella combinazione di tecnologia, educazione e impegno civico. Solo attraverso un approccio sinergico sarà possibile contrastare efficacemente la disinformazione e promuovere un dibattito pubblico libero e pluralista, garantendo che i cittadini siano in grado di prendere decisioni informate e di partecipare attivamente alla vita democratica.

    Parlando di intelligenza artificiale, è utile comprendere un concetto fondamentale: il machine learning. In termini semplici, il machine learning è una tecnica che permette ai computer di apprendere dai dati senza essere esplicitamente programmati. Nel caso di AI4TRUST, gli algoritmi di machine learning vengono utilizzati per analizzare grandi quantità di informazioni e identificare modelli e anomalie che potrebbero indicare la presenza di disinformazione.

    A un livello più avanzato, possiamo parlare di explainable AI (XAI). Questa branca dell’intelligenza artificiale si concentra sullo sviluppo di modelli che non solo forniscono risultati accurati, ma anche spiegano il ragionamento alla base delle loro decisioni. Nel contesto di AI4TRUST, l’XAI potrebbe essere utilizzata per rendere più trasparenti i processi decisionali degli algoritmi, consentendo agli esperti umani di comprendere meglio come vengono identificate le notizie false e di contestare eventuali errori o bias.

    Riflettendo sul tema di AI4TRUST, sorge spontanea una domanda: come possiamo assicurarci che la tecnologia, pur essendo uno strumento potente per combattere la disinformazione, non diventi essa stessa una fonte di controllo e manipolazione? La risposta, a mio avviso, risiede nella trasparenza, nella responsabilità e in un costante impegno a proteggere la libertà di espressione.

  • Ai sotto attacco:  come  la  disinformazione avvelena l’intelligenza artificiale

    Ai sotto attacco: come la disinformazione avvelena l’intelligenza artificiale

    È in atto una pericolosa manipolazione dell’intelligenza artificiale, un fenomeno che sta sollevando serie preoccupazioni a livello globale. Organizzazioni e individui stanno deliberatamente “avvelenando” i modelli linguistici con disinformazione e propaganda, con l’obiettivo di influenzare l’opinione pubblica e distorcere la realtà.

    La minaccia del “grooming” dell’IA

    Il “grooming” dei modelli linguistici, come viene definito questo processo, consiste nell’inondare il web con narrazioni false e tendenziose, che vengono poi assimilate dai sistemi di intelligenza artificiale durante la fase di apprendimento. Questi sistemi, una volta “contaminati”, iniziano a riprodurre e amplificare la disinformazione, rendendo sempre più difficile distinguere la verità dalla menzogna.

    Un rapporto di NewsGuard ha rivelato che una vasta campagna russa, denominata Pravda Network, ha diffuso milioni di articoli di propaganda pro-Cremlino online. Questi articoli, che contengono affermazioni false e distorte, sono stati progettati per essere raccolti dai chatbot e dai sistemi di intelligenza artificiale occidentali, con l’obiettivo di influenzare le loro risposte e diffondere la propaganda russa.

    L’impatto sulla realtà e sulla fiducia

    Le conseguenze di questa manipolazione sono potenzialmente devastanti. Se le piattaforme di intelligenza artificiale, che sempre più persone utilizzano per informarsi e prendere decisioni, sono contaminate da disinformazione, la nostra capacità di comprendere il mondo e di agire in modo razionale viene compromessa. La fiducia nelle istituzioni, nei media e nella stessa tecnologia rischia di essere erosa, aprendo la strada a una società sempre più polarizzata e manipolata.

    Il rapporto di NewsGuard ha evidenziato che, in un campione di domande standard poste ai chatbot, il 33,55% delle risposte conteneva false narrazioni frutto di disinformazione russa. Questo dato allarmante dimostra quanto sia diffusa e pervasiva la propaganda nei sistemi di intelligenza artificiale.
    Un ulteriore studio di Google del gennaio 2025 ha confermato che gruppi stranieri stanno sfruttando l’intelligenza artificiale e i motori di ricerca per diffondere disinformazione e propaganda. Questo suggerisce che il problema è ancora più ampio e complesso di quanto si pensasse inizialmente.

    Un’ondata di disinformazione senza precedenti

    Oltre alla propaganda russa, anche altre fonti di disinformazione, come la Casa Bianca di Trump e i suoi sostenitori, stanno contribuendo a inquinare i sistemi di intelligenza artificiale. Le dichiarazioni del presidente, i suoi commenti sui social media e le narrazioni promosse dal movimento MAGA vengono amplificate online e assimilate dai modelli linguistici, distorcendo ulteriormente la realtà.

    Ad esempio, la rete Pravda ha propalato un totale di 207 menzogne, agendo come un autentico collettore per il riciclo di notizie fasulle. Queste affermazioni spaziano dalle teorie del complotto sui laboratori segreti di armi biologiche in Ucraina alle accuse infondate contro il presidente Zelensky.

    Nel 2024, sono stati immessi nei principali sistemi di intelligenza artificiale ben 3.600.000 articoli di propaganda pro-Cremlino. Questi articoli, progettati per influenzare le risposte dei chatbot, rappresentano una minaccia concreta alla nostra capacità di accedere a informazioni accurate e imparziali.

    La necessità di un approccio critico e consapevole

    In questo scenario allarmante, è fondamentale sviluppare un approccio critico e consapevole all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Dobbiamo essere consapevoli che i sistemi di intelligenza artificiale non sono infallibili e che possono essere manipolati per diffondere disinformazione. È importante verificare sempre le informazioni che otteniamo online, confrontare diverse fonti e non accettare passivamente ciò che ci viene presentato.

    Inoltre, è necessario che le aziende che sviluppano e gestiscono i sistemi di intelligenza artificiale adottino misure concrete per contrastare la diffusione della disinformazione. Questo include lo sviluppo di algoritmi in grado di identificare e filtrare i contenuti falsi, la promozione di una cultura della trasparenza e della responsabilità e la collaborazione con esperti di disinformazione e fact-checking.

    Verso un futuro di verità e trasparenza nell’era dell’IA

    La sfida di contrastare la disinformazione nell’era dell’intelligenza artificiale è complessa e impegnativa, ma non è insormontabile. Con un approccio critico, consapevole e collaborativo, possiamo proteggere la nostra capacità di accedere a informazioni accurate e imparziali e costruire un futuro in cui la verità e la trasparenza siano valori fondamentali.

    Amici, riflettiamo un attimo. Avete presente quando un bambino impara a parlare? All’inizio ripete quello che sente, senza capire il significato. Poi, piano piano, inizia a fare collegamenti, a capire le regole della grammatica e a costruire frasi complesse. Ecco, i modelli linguistici di intelligenza artificiale funzionano in modo simile. Vengono “nutriti” con una quantità enorme di dati testuali, e imparano a generare testi che sembrano scritti da un essere umano. Questo processo si chiama apprendimento automatico, ed è alla base di molte applicazioni di intelligenza artificiale che usiamo quotidianamente.

    Ma c’è di più. Esistono tecniche più avanzate, come l’apprendimento per rinforzo, che permettono ai modelli linguistici di migliorare le proprie prestazioni attraverso un sistema di premi e punizioni. Immaginate di addestrare un cane: gli date un biscotto quando fa qualcosa di giusto, e lo sgridate quando fa qualcosa di sbagliato. Allo stesso modo, possiamo “premiare” un modello linguistico quando genera un testo accurato e imparziale, e “punirlo” quando diffonde disinformazione.

    La domanda che dobbiamo porci è: come possiamo garantire che i modelli linguistici siano “nutriti” con informazioni corrette e imparziali? Come possiamo evitare che vengano “avvelenati” dalla disinformazione? È una sfida complessa, che richiede un impegno collettivo da parte di ricercatori, sviluppatori, politici e cittadini. Il futuro della nostra società dipende dalla nostra capacità di affrontare questa sfida con intelligenza e responsabilità.